Primo Piano

“Vogliamo che il lavoro sia elemento di unione”

Intervista con Gigia Bucci, Segretario Generale regionale della Cgil Puglia

Primo Maggio, festa del Lavoro e ovviamente dei lavoratori. Ne abbiamo parlato in questa intervista con Gigia Bucci, Segretario Generale regionale della Cgil Puglia.

Che cosa rappresenta questa festa per i lavoratori?

“Per il sindacato è una data fortemente simbolica, perché ricorda un momento di lotta internazionale del movimento dei lavoratori, senza barriere geografiche e sociali, per affermare i propri diritti. Se lo guardiamo con questa lente, il Primo Maggio che andiamo a celebrare il mondo del lavoro non può che parlare con una voce sola per chiedere prima di tutto la pace e la fine dei conflitti che in ogni parte del mondo calpestano diritti civili, provocano morti e distruzione. Vogliamo che il lavoro sia elemento di unione, e soprattutto il lavoro come strumento di emancipazione di ogni uomo e ogni donna, che tramite il proprio contributo alla società conquisti piena autonomia”.

Che fare perché non rimanga solo una ricorrenza?

“Lottare perché il lavoro sia elemento centrale della società. Le celebrazioni servono a ricordare le conquiste fatte, a darci contezza della storia, degli avanzamenti fatti, e anche a imporre all’opinione pubblica la necessità di attualizzare sempre il tutto. Ad esempio oggi che abbiamo, rimaniamo al nostro Paese, un lavoro sempre più precario, sempre più povero, sempre più insicuro, lottare per migliorare la propria condizione. Come Cgil siamo impegnati nella contrattazione, manifestiamo, scioperiamo, oggi offriamo uno strumento in più ai cittadini, quattro referendum per rendere il lavoro meno precario e più sicuro”.

Il governo dedica attenzione al tema lavoro?

“L’attenzione che dedica questo Governo al lavoro è tutta indirizzata nel togliere ad esso dignità e valore. Liberalizzare i contratti a termine, reintrodurre i voucher, opporsi all’introduzione del salario minimo, proporre provvedimenti farsa per aumentare la sicurezza sul lavoro. Non da ultimo provano a minare il contratto collettivo nazionale che è chiave di democrazia e uguaglianza nel lavoro. Sarebbe preferibile il disinteresse se è questo l’interesse delle destre al Governo per il lavoro”.

Che fare per migliorare la precarietà?

“Va modificate la normativa che regola il mercato del lavoro. Le nostre proposte sono note, sono sul tavolo da anni. Nel 2017 abbiamo raccolto oltre un milione di firma a sostegno di una legge di iniziativa popolare, una nuova Carta dei diritti del lavoro che estendesse tutele fondamentali a tutte le lavoratrici e i lavoratori, a prescindere dalla forma dei rapporti. Oggi proponiamo quattro referendum per superare alcune norme del Job Act . Noi crediamo che si debba tornare al lavoro stabile come elemento strutturale, ricorrendo a rapporti a termine in caso di specifiche e normate esigenze produttive. Non può essere la norma vivere oltre cinque anni appesi a contratti precari”.

In Puglia inverno demografico, pensa sia ricollegabile al lavoro?

“Come si fa a costruire percorsi di emancipazione se il lavoro è precario e povero, se i salari sono da fame? Si parte dal costo insostenibile degli affitti a quel che significa poi fare dei figli, conciliare tempi di lavoro e di vita. Farlo in territori dove carente è l’offerta di servizi pubblici e quelli a pagamento sono accessibili per pochi. Fatta salva la libera scelta di ogni donna, in queste condizioni è difficile immaginare scenari differenti. Con un Governo che si riempie la bocca con la parola famiglia ma poi fa pagare le tasse sull’assegno unico legato ai figli, mentre ai redditi più alti e agli evasori si regalano sgravi e condoni.”

I dati parlano di crescita economia pugliese, la soddisfa?

“Quando cresce il Pil, cresce l’occupazione, ma aumentano povertà e precariato, significa che c’è qualcosa che non funziona, e si chiama redistribuzione. Torniamo al precariato: aumentano gli occupati, ma se i salari sono spesso nemmeno di sussistenza, i rapporti sono intermittenti, non possiamo dirci soddisfatti. Vanno aumentati i salari, va stabilizzato e reso più sicuro il lavoro. Emergenza quanto mai drammatica soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno.”

Il lavoro come diritto costituzionale è tutelato…

“Così dovrebbe essere. La nostra Costituzione parla di una Repubblica fondata sul lavoro. Si spinge a citare tra i diritti un salario che permetta di vivere dignitosamente. Le nostre quattro proposte referendarie oltre a intervenire su alcune norme, sono strumento per applicare davvero la nostra Costituzione”.

Bruno Volpe

 


Pubblicato il 1 Maggio 2024

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