Cultura e Spettacoli

Volpino, amico al contadino

Quale moria di mezzi di trasporto sulle nostre strade. Non si vede più una filovia, un tram, un bus a due piani, un tandem, un triciclo a pedali, un carretto a mano. E di trasporti a trazione animale (a parte occasionali carrozzelle per turisti o sposi) neanche a parlarne. Ma a quest’ultimo proposito c’è stato un tempo in cui era frequente sulle strade di campagna e sulle provinciali il transito di rozzi e cigolanti carri agricoli in legno dalle due caratteristiche ed immense ruote (il diametro poteva arrivare anche a 1,5 m.) tirati da un cavallo, un somaro, un mulo o un bardotto. Mezzi arcaici, non contemplavano alcuna copertura, per cui una vecchia imbottita per la bestia, un’incerata per la merce e un cappello e una mantella per il conducente erano l’unico rimedio contro pioggia, umido, freddo e neve. Contro il buio, invece, bastava una lampada a petrolio che penzolava fra le due ruote. Procedevano a velocità poco superiori al passo d’uomo sicché era facile, su percorsi ripetuti quotidianamente e mandati a memoria dall’animale, che il carrettiere s’addormentasse. E in caso d’emergenza? Ebbene, allora interveniva una sorta di ‘navigatore animale’, l’immancabile volpino bianco o rossiccio. La bestiola era libera di zampettare sul pianale. Più spesso, trattenuta da un corto guinzaglio, trottava a poca distanza dall’unico fanale svolgendo alla perfezione il proprio compito che consisteva nel voltarsi ad abbaiare da qualunque parte giungessero novità e prestando attenzione a non incappare nelle ruote o negli zoccoli dell’animale da tiro. Spariti quei carri, sono spariti anche i volpini. Apprezzato anche nell’antichità come testimoniano raffigurazioni egizie e babilonesi, il volpino conobbe un momento di gloria tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento come cane da compagnia. Chiamato volpino ‘di Firenze’ o ‘del Quirinale’ a seconda che venisse dalla Toscana o dal Lazio, in questa veste comparve in molti dipinti che lo raffigurano tra le braccia delle gran dame. Poi queste ultime, volubili come loro costume, decretarono finita la moda del volpino e si volsero al barboncino, al cocker, al carlino… Rimasti senza estimatori, i volpini trovarono largo impiego in campagna per le loro doti di vigile guardiano – avvisatore. Spesso nelle masserie pugliesi più sperdute essi facevano coppia con molossi ed altri cagnacci da guardia. Liberi di scorazzare, svolgevano la funzione di svegliarino ai ben più prestanti ‘colleghi’ in presenza di estranei. Animale intelligente e vivacissimo, abbaiatore instancabile e all’occorrenza anche coraggioso combattente, il volpino italiano meriterebbe un ritorno d’attenzione.  E invece languisce sia numericamente che qualitativamente a causa di ibridazioni infelici.
 
italointeresse@alice.it
 
 
 
 
 
 


Pubblicato il 1 Luglio 2011

Articoli Correlati

Back to top button