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Voti di scambio, ci sono indagati sia tra le fila di Decaro sia tra quelle di Di Rella

Potrebbe concludersi con risultati significati l’inchiesta, appena iniziata dalla Procura barese, sulle pratiche di accaparramento illegale dei voti alle amministrative dello scorso 26 maggio. Pero, è pure possibile che possa sfociare in nulla di fatto oppure nell’individuazione circoscritta e, quindi, limitata a soli pochi casi in cui possa raffigurarsi e provarsi il reato di “voto di scambio”, ma che in realtà  potrebbe essere stato invece un fenomeno assai più ampio e diffuso di quanto le indagini in corso potrebbero riuscire a dimostrare. Al momento i casi in corso di accertamento – secondo alcune indiscrezioni – sarebbero circa una decina, di cui quattro già registrerebbero degli indagati. Ma i nomi oggetto dell’indagine – assicura qualcuno – sono verosimilmente destinati ad aumentare, perché i casi di possibile “voto di scambio” attenzionati della Digos e, quindi, sottoposti anche alle valutazioni dei magistrati penali sono molti di più di quattro. I nomi di quelli già iscritti nel registro degli indagati – sempre secondo indiscrezioni – sarebbero di candidati al consiglio comunale di Bari (non sappiamo ancora, però, se tra gli eletti oppure no!) che farebbero parte di liste collegate alle due principali coalizioni politiche contrapposte, ossia centrosinistra e centrodestra, perché le altre quattro formazioni in competizione con un proprio candidato sindaco erano – come è noto – composte da liste singole. Secondo le ipotesi investigative i candidati sindaci sarebbero stati all’oscuro di ciò che taluni candidati presenti in alcune delle liste ad essi in appoggio avrebbero compiuto per la ricerca del consenso con una vera e propria compravendita di voti, in cambio di denaro o altri benefici, come i buoni spesa o carburanti. Oppure, ancora, assicurando qualche posto di lavoro o una semplice promessa di garantirne assunzione nel caso in cui fossero stati effettivamente corrisposti i voti richiesti. Motivo per cui è possibile che al vaglio degli investigatori possano esserci i nomi anche di persone non candidate, ma potrebbero essere state complici nel possibile reato di “corruzione elettorale”. Al vaglio degli inquirenti potrebbero esserci anche gli elenchi dei candidati eletti al Comune con le preferenze ottenute diversi quartieri della città, al fine di capire le dinamiche elettorali ed eventualmente anche i diversi modi di ricerca del consenso, qualora si trovassero di fronte a picchi anomali di voti, sia per quantità che per omogeneità in taluni plessi od interi quartieri cittadini. Dati, questi, che chiaramente fanno sorgere il sospetto che moli massicce ed assai concentrate di consenso potrebbero essere il frutto di pratiche illecite nell’accaparramento dei voti. E, quindi, potrebbero e dovrebbero essere oggetto di maggiori approfondimenti investigativi, da effettuarsi proprio nelle zone dove tal genere di fenomeni sono più evidenti. Il via alle indagini sui “voti di scambio” sono partite a seguito di alcune segnalazioni circostanziate che la Digos avrebbe ricevuto durante la campagna elettorale da alcuni cittadini baresi e che, personalmente in Questura o in forma generica sui social, avrebbero denunciato. Anche il Primo cittadino uscente e riconfermato al primo turno nella carica lo scorso 26 maggio, con oltre il 66% dei voti, Antonio Decaro del Pd, dopo aver appreso delle indagini in corso ha affermato di essersi adoperato personalmente durante la campagna elettorale per far denunciare il malcostume della compravendita di voti, dichiarando di recente che: “Da candidato e da sindaco ho invitato tutti i cittadini a denunciare senza paura casi di compravendita di voti”. Infatti, ha sottolineato Decaro: “Mi sono offerto personalmente di accompagnarli dalle Forze dell’ordine nel caso avessero anche solo dei sospetti. E dopo averlo detto, l’ho anche fatto. Ho accompagnato un cittadino a denunciare in mia presenza i fatti di cui era venuto a conoscenza in circostanze diverse”. Intanto, un deputato barese del M5S, Giuseppe Brescia, presidente della commissione Affari Costituzionali, ha presentato una interrogazione al vice premier e ministro degli Interni, Matteo Salvini della Lega, finalizzata a fare chiarezza dopo le indiscrezioni sull’inchiesta per voto di scambio alle elezioni comunali del 26 maggio nel capoluogo pugliese. “Senza voler minimamente interferire con il lavoro della magistratura – ha sottolinea il deputato pentastellato – con questa interrogazione chiediamo al Viminale di fornirci ulteriori informazioni su questa triste vicenda e di mettere in campo iniziative concrete contro la corruzione elettorale”. Brescia, che illustrerà l’interrogazione e replicherà alla risposta del ministro, ha anche ringraziato “la Digos per l’importante lavoro svolto e tutti i cittadini baresi che con coraggiose denunce e segnalazioni hanno fatto scattare le indagini”. Invece, i tre neo consiglieri del M5S al Comune di Bari,Elisabetta Pani, Antonello Delle Fontane e Alessandra Simone, con riferimento all’inchiesta in corso hanno affermato: “Siamo lieti di aver riportato, con la manifestazione di venerdì contro il voto di scambio e prima ancora del nostro insediamento, la centralità della legalità nel dibattito politico cittadino e del prossimo Consiglio comunale”. Infatti, per iniziativa del M5S barese è stata indetta una manifestazione pubblica per Venerdì 14 giugno, sotto il Palazzo di Città di corso Vittorio Emanuele, contro il malcostume del “voto di scambio” che a Bari è notoriamente, soprattutto nelle lezioni locali, una pratica assai diffusa tra alcuni candidati delle diverse liste in campo. Inoltre, hanno aggiunto i Cinque Stelle: “Nel frattempo è apparsa la notizia dei 4 indagati, due nelle liste di Di Rella e due nelle liste di Decaro; naturalmente, come prevedevamo, non ce n’è neanche uno del M5S” e, proseguendo, hanno rilevato: “Questi sono i rischi di creare decine di liste mettendo dentro chiunque solo per racimolare voti”. Per cui, ha affermato i neo tre consiglieri comunali pentastellati, “Decaro e Di Rella dicano sin da oggi come intendono procedere laddove le indagini dovessero accertare che in queste elezioni sono stati avvantaggiati anche da pratiche di voto di scambio”, perché “quello di venerdì sarà il primo passo di
un percorso di contrasto al fenomeno che vogliamo portare avanti fin dentro le istituzioni”. Per concludere, in fine, “Ci aspettiamo dunque che i candidati che parteciperanno alla nostra manifestazione si impegnino poi a sostenere concretamente la nostra azione all’interno del Consiglio
comunale”. Di certo, però, il triste fenomeno del “voto di scambio” prima ancora di essere un fato di rilevanza “penale” è un fatto di rilevanza “morale”, che a Bari e, soprattutto, nel Mezzogiorno da sempre è una “questione” assai dibattuta, ma molto poco combattuta. Anche perché combatterla è sempre stato molto difficile, sia per le difficoltà nella ricerca delle prove che per i riscontri collaborativi nelle indagini. Già alle regionali del 2010 – come si ricorderà – l’allora Procuratore di Bari, Antonio Laudati, aprì un inchiesta su alcuni presunti episodi di voto di scambio che si concluse, poi, con un nulla di fatto. E, quindi, con l’archiviazione del caso. Questa volta le cose andranno diversamente? Forse. Tanti baresi e politici onesti di questa Città sicuramente se lo augurano. Anche se non sarà certo facile giungere ed in tempi brevi ad un risultato esemplare per i “compratori” di voti. Però, è forse vero quanto sostengono in tanti che in materia di “favori” elettorali illeciti a Bari, sia tra molti elettori che tra diversi politici locali, vige non poca ipocrisia.

 

 

Giuseppe Palella

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