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Vulcanesimo sedimentario sulla Murgia

 

Se geyser, terme, fumarole, mofete, soffioni boraciferi, solfatare e bradisismi rientrano nel vulcanismo secondario, i vulcanelli di fango non sono legati ad attività vulcanica. Frutto di un fenomeno che i geologi chiamano ‘vulcanesimo sedimentario’, essi  consistono in piccoli coni di fango alti da pochi decimetri ad alcuni metri che eruttano argilla rammollita da acqua salso-bromo-iodica unita a metano e idrocarburi (bitume, per lo più). Il vulcanelli si sviluppano in presenza di terreni argillosi poco consistenti, intercalati da livelli di acqua salmastra, che sovrastano bolle di gas metano sottoposto ad una certa pressione. Il gas attraverso le discontinuità del terreno affiora in superficie trascinando con sé sedimenti argillosi ed acqua che danno luogo ad un cono di fango, la cui sommità è del tutto simile ad un cratere vulcanico. Nel mondo i vulcanelli di fango sono relativamente comuni : se ne contano più di mille. Il Italia il fenomeno è distribuito su quasi tutto il territorio nazionale, ma irregolarmente. La Puglia, per esempio, ne è solo lambita. L’unico vulcanello pugliese si ‘leva’ nel territorio di Gravina, al confine con la Lucania Per raggiungerlo bisogna partire da Gravina e dirigersi verso Matera. Dopo tredici chilometri si imbocchi la prima carrareccia a destra. Ancora tre chilometri di strada ed ecco il nostro piccolo edificio vulcanico a forma tronco conico. Le sue dimensioni variano a seconda delle vicissitudini eruttive ; in genere oscillano fra il metro e i quattro metri. Potenzialmente, una risorsa turistica ditutto rispetto. E invece nessun cartello che segnali questo geosito (e la sua pericolosità, come vedremo). Una ricchezza ambientale avvertita da agricoltori e pastori come un intralcio al proprio lavoro. Tant’è che più volte questo vulcanello è stato raso al suolo. Un gesto ignorante. Col trattore puoi passare su un vulcanello tutte le volte che vuoi : si riformerà invariabilmente. Un gesto anche incosciente giacché i vulcanelli sono insidiosi. Quello di Gravina ha ‘ingoiato’ un paio di sfortunati ovini e persino le recinzione che un tempo l’avvolgeva. E come tutti i vulcanelli può fare di più, molto di più. Può esplodere. E non si pensi al danno di qualche fastidioso schizzo di fango caldo. A Macalube di Aragona, nei dintorni di Agrigento (vedi immagine), due bambini morirono sotto gli occhi del loro padre, sepolti dal fango eruttato da una di queste montagnole. Il sopravvissuto raccontò di un pezzo di terra grande quanto un campo di calcio ribaltatosi prima che una colonna di fango alta quaranta metri si sollevasse per poi ricadere a sommergere i due innocenti.

Italo Interesse

 

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