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Zibi Boniek elogia gli azzurri ed incoraggia il “suo” Bari

Elogia gli azzurri ed incoraggia il “suo” Bari. Il polacco Zibi Boniek, dimissionario presidente della Federazione calcio della Polonia e soprattutto Vice Presidente Uefa (fa parte dell’esecutivo) in questa intervista al Quotidiano parla di Europei, razzismo, e del Bari che ha allenato.

Boniek, partiamo dagli Europei. Quale il suo giudizio tecnico, almeno sin qui?

“Quasi tutte le partite, a parte un paio, sono state belle. Si fanno molti gol e questo favorisce lo spettacolo. E’ un segno che il calcio vuole e deve resistere, ha vitalità. Mi piacciono, sia pur nel rispetto delle regole, gli stadi col pubblico. Il nostro è uno sport di massa e di popolo. Anzi, le date non vanno eliminate, semmai incoraggiate. Intendo dire che nei limiti del possibile, ci vuole continuità”.

L’ Italia si è qualificata stentando un tantino più del previsto con l’Austria. Che giudizio sugli azzurri di Mancini?

“Con l’Austria l’Italia aveva una gara molto difficile, forse la più dura, e soprattutto partiva da favorita, cosa che dal punto di vista psicologico crea problemi. Il fatto di averla risolta ai supplementari denota carattere e scelte giuste del tecnico. A me piace il gioco che pratica, anzi ho quasi paura, gioca persino troppo bene e quando fai questo corri rischi. Per ora gli azzurri, a parte qualche calo normale nel secondo tempo con l’ Austria, hanno mostrato il calcio più bello, o tra i più belli”.

Corrono forse troppo?

“Che significa. L’ importante non è correre dietro la palla, ma giocare bene con la palla e correre utilmente. Il buon calcio si basa sul collettivo e l’Italia lo fa. In questo è diversa dalle altre favorite. Il Beglio davanti ha ad esempio Lukaku, l’Italia nessun bomber di grande stazza o prestigio internazionale, però vanta un assortimento niente male”.

Problema razzismo. Bisogna inginocchiarsi?

“La nazionale polacca non lo ha fatto. Ritengo che sia una moda e come tale non mi convince. La Federazione polacca quando si pose il problema lasciò decidere liberamente. Noi siamo certamente contro razzismo e condotte omofobe, ma anche contro la politica che entra nello sport. Oggi tante cose si fanno più per apparire che per reale necessità o convinzione. Pensi che 30 anni fa pochi cantavano l’inno nazionale, oggi lo fanno tutti. Significa che i tempi mutano”.

Lei ha allenato il Bari che adesso è in C. Che ne pensa?

“Che una piazza come Bari dovrebbe per lo meno stare in A o galleggiare tra A e B, la C è una sconfitta per tutti. Da Napoli in giù calcisticamente Bari è la squadra maggiormente ricca di storia. Naturalmente nel calcio non si vince per quello che sei stato, ma per come ti muovi e se in due anni non hanno ottenuto risultati significa che qualche cosa non ha funzionato”.

Conta una società solida?

“Al novanta per cento. Allenatori, giocatori sono importanti, però devono contare su un club che assicuri solidità e presenza”.

Il Presidente del Bari viene da Napoli. Ritiene che occorrano dirigenti del posto?

“Che sia di Bari o Napoli conta poco. Però a mio avviso, il Presidente deve vivere nell’ ambiente 24 ore al giorno per dare presenza. In poche parole capire e vivere la città”.

Ai tifosi del Bari che cosa dice?

“Abbiate pazienza, e non scoraggiatevi. Bisogna crederci”.

Bruno Volpe

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