Cronaca

Zona Umbertina ‘murata’: dopo la protesta, ora c’è la diffida

<<Voi abitate in una delle zone residenziali più belle della Città, sul lungomare: di che cavolo vi lamentate?>>, ha sibilato qualche tempo fa – con tutta la rabbia che aveva in corpo – un dirigente comunale barese del “Settore strade”, rivolto ai residenti che protestano per la chiusura delle vie d’accesso al mare, nella ‘Zona Umbertina’. Ma quella stessa rabbia, però dalla parte dei residenti, non s’è ancora spenta: ieri mattina s’è riunito il Comitato per decoro e salvaguardia della Zona Umbertina, appunto, di cui è componente e sostenitore anche la consigliera comunale Irma Melini col Presidente Mauro Gargano, il Vice Presidente Orio Moscelli e tanti altri residenti. <<Dopo più di due anni, stanchi di non essere ascoltati da questa Amministrazione, a cui abbiamo trasmesso invano diverse proposte, abbiamo deciso di depositare un formale “invito diffida” al sindaco Decaro affinché applichi anche nel Comune di Bari quanto previsto dall’art 64, comma 1 e 3 del D.Lgs. n.59 del 2010>>, attacca la Melini. Grazie a quella legge dello Stato, tanto per essere chiari, le Amministrazioni comunali possono, o meglio dovrebbero, limitatamente alle zone da sottoporre a tutela, riprendere il controllo del territorio adottando dei provvedimenti di programmazione delle aperture degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande al pubblico. Il Legislatore infatti, conscio delle conseguenze d’una crescita senza controllo di tali attività che reprimono praticamente i diritti dei residenti, ha previsto questo strumento normativo per arginare i fenomeni derivanti dalle “liberalizzazioni”. <<Per questo motivo abbiamo chiesto che la zona Umbertina, fra le zone della città meritevoli di questa tutela, venga inserita in questa area. Non è un mistero, infatti, che i residenti denunciano da tempo l’invivibilità di questa zona e la mancanza di controlli da parte della polizia municipale e delle forze dell’ordine. Il proliferare senza regola di bar e paninoteche comporta disagi serali e notturni dovuti all’inquinamento acustico, allo spaccio, al consumo eccessivo di alcool, all’occupazione sfrenata di marciapiedi e piazze con tavolini e movida incontrollata fino a notte fonda>>, spiega ancora la consigliera comunale barese. “Sottoporre a condizione particolare l’esercizio del commercio”, recita il Codice dei beni culturali, non deve essere tradotto da questa Amministrazione come una guerra fra i residenti e i ristoratori, bensì come la valorizzazione per qualità e quantità sia delle attività commerciali sia dei luoghi di pregio. Insomma, i residenti di via XXIV Maggio, piazza Eroi del Mare e dintorni chiedono che non vi siano nuove aperture, che vi siano pattuglie fisse e non in bicicletta (come ha annunciato il Comandante della Polizia Locale Marzulli) per un serio controllo del territorio. Per questo è stato allegato alla diffida un elenco dei palazzi più importanti della zona Umbertina, che la rendono area di pregio (art.64 comma 3 d,lgs. 59/2010). In fondo “Barivecchia” dovrebbe aver insegnato che non basta dare soldi per aprire bar e paninoteche per migliorare una zona, come ha fatto nuovamente l’Assessore Palone, senza attivarsi per la loro autentica tutela. Orio Moscelli, vicepresidente del comitato, cerca di spiegarsi ancora meglio: <<La quasi quasi totalità dei Comuni italiani ha adottato da tempo, le zone di tutela ex art 64/d.lgs 59/10, addirittura il Sindaco di Ischia le ha adottate con ordinanza a tutela di uno sviluppo qualitativo ordinato e programmato del territorio. I criteri di qualità previsti dalle normative locali, come abbiamo appurato da uno studio comparto delle stesse, sono svariati e tutti tendenti ad una valorizzazione del territorio. Ad esempio, si va da uno spazio minimo all’interno del locale per persona, a tipologia di prodotti offerti (promozione locale), dalla insonorizzazione del locale alla presenza di alcool test, fino ad orari di apertura e chiusura calibrati. Naturalmente si punta anche sulle qualifiche professionali degli esercenti. Quello che stupisce è che il nostro Comune, il cui sindaco è anche Presidente Anci e all’epoca dell’emanazione della normativa anche legislatore, rimanga colpevolmente inerte, ostinandosi a non munirsi degli strumenti normativi (sono passati quasi 7 anni dall’emanazione della legge) che consentirebbero un sviluppo qualitativo del territorio. Ciò danneggia –continua Moscelli – non solo i residenti i cui diritti sono espressamente riconosciuti dalla normativa in questione (diritto dei residenti alla vivibilita’ del territorio e alla normale mobilita’) ma anche i ristoratori seri, che prediligono una offerta di qualità, e subiscono la concorrenza e il proliferare di locali di bassa qualità che puntano sulla quantità e attirano un numero esponenziale di persone non sopportabile da questa ristretta area. Su largo Adua ad esempio vi contano in poche decine di metri ben 6 o 7 locali di ristorazione. Da oltre 2 anni abbiamo chiesto all’amministrazione un tavolo per esporre le nostre proposte e collaborare per risolvere i gravi problemi che viviamo giornalmente ma siamo rimasti inascoltati. Abbiamo deciso quindi di agire, per la tutela del nostro territorio. Speriamo che quest’amministrazione voglia cogliere quest’occasione e confrontarsi, ma se rimarremo inascoltati (leggiamo d’una volontà dell’amministrazione di regalare fondi, classici provvedimenti a pioggia di dubbia validità, per avviare nuove attività di ristorazione) andremo avanti anche nelle sedi giudiziali, per il rispetto delle leggi nazionali. Non possiamo consentire che una delle più belle zone di Bari continui a subire questo degrado, abbandonata a se stessa. Vogliamo uno sviluppo di qualità pe il nostro territorio, non il Far west che purtroppo constatiamo giornalmente>>.

 

Francesco De Martino


Pubblicato il 15 Novembre 2017

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio