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Zullo: “Rafforzare la rete di assistenza territoriale, aumentare i tamponi sul territorio”

Rafforzare la rete di assistenza territoriale, aumentare i tamponi sul territorio ed ampliare la rete degli ambulatori e forse si poteva fare prima, ma meglio tardi che mai. Ne è convinto il capogruppo regionale di ‘Fratelli d’Italia’, anche in qualità di medico, Ignazio Zullo, di fronte all’emergenza Covid-19 in Puglia. Ed è proprio il consigliere regionale di Opposizione che ha deciso da ieri di porre all’esecutivo pugliese al governo coi suoi esperti, una serie di interrogativi. L’ 8 marzo è arrivata dal Nord una marea di gente, dinanzi alla quale il Presidente Emiliano intimava di fermarsi per non diffondere il virus in Puglia. “Si suppone che una parte di questi non si sia auto-dichiarato e tanto meno abbia osservato la quarantena, mentre un gran numero l’hanno fatto e si sono messi in quarantena. Sono passati i quattordici giorni di incubazione e chissà cosa è successo e cosa succederà nei prossimi giorni di attesa del picco””. Insomma, per Zullo ci sono domande ancora senza risposta: quanti casi positivi e in che percentuale sono stati riscontrati tra quelli scesi dal Nord auto-dichiaratisi? E’ importante per capire quanto il contagio è importato e quanto invece la diffusione del virus era preesistente all’8 marzo. “Per questi e per i loro contatti stretti è previsto un tampone a domicilio alla comparsa dei primi sintomi o dobbiamo aspettare che arrivino in ospedale per il tampone? “Data la diffusione del virus tra gli operatori sanitari perché ostinarsi a non sottoporre a tamponi gli operatori sanitari?  “E qui non possiamo non ritornare sul caso del vice-direttore di Castellaneta –continua Zullo – la moglie asserisce che avvertiti i sintomi iniziali è rimasto a casa, chiedendo inutilmente un tampone negato anche quando, dopo il “”triage””, ha eseguito gli accertamenti radiologici e di laboratorio risultati negativi ed è stato mandato a casa. Il tampone è stato fatto quando aggravatosi, è stato ricoverato al ‘Moscati’ dopo due giorni dalla dimissione da Castellaneta. E allora, perché negare un tampone in un soggetto con sintomi iniziali per poi farne centinaia dopo la positività accertata? “Il prof. Pierluigi Lopalco, capo della Task force regionale, in un’intervista ritiene sufficiente il numero di tamponi che si effettua e quantifica nel 13% la percentuale dei campioni positivi lasciando intendere che si è largheggiato il giusto. Secondo noi –continua il capogruppo regionale FI – i campioni possono essere più mirati! Diciamo il perché: a seguito di una positività in un ospedale se ne fanno centinaia a posteriori sugli operatori perché hai bisogno di valutare una comunità ospedaliera mentre se lo fai al domicilio a sintomi iniziali hai bisogno di valutare contatti stretti molto limitati. “Non è forse meglio arrivare alla positività molto prima che i soggetti arrivino in ospedale attraverso tamponi da farsi sul territorio in soggetti che denunciano al proprio medico di famiglia i primi sintomi scambiati per semplici raffreddori o influenza anziché aspettare l’aggravamento e il ricorso all’ospedale? “Queste considerazioni poniamo alla riflessione della <<Task Force>> perché siamo convinti che vada rafforzata la rete della medicina territoriale: Dipartimenti di Prevenzione, Distretti e Medici di Base e vanno effettuati i tamponi sul territorio prim’ancora che negli ospedali e, di pari passo, va ampliata la rete dei laboratori per avere risposte celeri. Conclusione? “L’abbiamo detto ieri, lo diciamo oggi, ma poi se non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, ne prenderemo atto, con sommo dispiacere”.

 

Antonio De Luigi

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