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Le primarie del centrosinistra tengono calda l’atmosfera politica in Puglia, per quelle del centrodestra calma piatta

A tenere calda l’atmosfera politica pugliese sono sempre le primarie del centrosinistra. Nel centrodestra, infatti, tutto tace o quasi. E se non fosse per qualche frecciata critica lanciata di tanto in tanto dal presidente della Provincia di Bari, Francesco Schittulli, leader dell’omonimo Movimento civico, contro il segretario regionale del Pd, Michele Emiliano, impegnato da mesi nella costruzione politica della sua candidatura alle primarie e per succedere possibilmente a Nichi Vendola nel 2015 alla guida della Regione, lo scenario politico pugliese sarebbe quasi quotidianamente egemonizzato dallo stesso Emiliano e dal dibattito interno al centrosinistra locale sulle primarie che la stessa coalizione celebrerà il prossimo 30 novembre. Sulle primarie del centrodestra pugliese per la scelta del nome da candidare a governatore, oltre la data di svolgimento, fissata per il 23 dello stesso mese, non vi è praticamente ancora nulla di certo né sulle regole, né tantomeno sui nomi di coloro che effettivamente concorreranno a tale partita. Infatti, l’unica notizia data finora per sicura sulle primarie del centrodestra pugliese è che l’ex ministro Raffaele Fitto, leader locale ormai incontrastato del partito di Silvio Berlusconi, si è tirato fuori dal gioco, lasciando ad altri esponenti locali della sua coalizione di misurarsi nella corsa dei gazebo. E, quindi, affidare poi al vincitore l’impresa, apparentemente quasi titanica, di sconfiggere alle secondarie il candidato governatore della coalizione opposta. Nonostante ciò, nel centrodestra la corsa a candidarsi alle primarie ancora non decolla non soltanto perché non sono state ancora fissate le regole, ma probabilmente perché vi sono ancora diversi altri fattori di incertezza all’interno delle  forze politiche che, in teoria, dovrebbero formare il blocco di contrapposizione alla coalizione che da dieci anni governa la Puglia. Non così, invece, nello schieramento di centrosinistra, dove i preparativi per le primarie sono stati avviati da tempo ed i concorrenti sicuri sono già tre, oltre a qualcun altro che potrebbe aggiungersi all’ultimo momento, prima della scadenza fissata al 22 settembre per la presentazione delle candidature. Ma a differenziare l’attività del centrosinistra per le primarie rispetto al centrodestra c’è anche il vivace dibattito sulle modalità di svolgimento delle stesse e la recente discussione che intorno a tali modalità si è riaperta, con il conseguente interessamento dei tre candidati (Emiliano, Guglielmo Minervini e Dario Stefano) già in corsa. Un’animosità che comunque crea attenzione mediatica intorno alle primarie stesse del centrosinistra. Da ultimo è intervenuta la proposta di Minervini di creare un albo degli elettori delle primarie da condividere con il centrodestra, per evitare che si verifichino episodi di reciproco inquinamento elettorale da parte di elettori che partecipano ad entrambe le consultazioni e con l’evidente conseguenza di una falsatura del risultato finale, oltre che del rischio di un possibile mercimonio di voti che potrebbe verificarsi anche nel caso delle primarie per entrambi gli schieramenti. Come pure, per le primarie del centrosinistra, si è riaperta la discussione sul fatto se devono svolgersi in un unico turno oppure, essendo già più di due i concorrenti, se si dovrà effettuare il ballottaggio qualora nessuno dei candidati superi al primo turno il 50% + 1 dei consensi. Temi, questi, che stanno riaprendo il dibattito all’interno delle forze del centrosinistra, dove il segretario pugliese del Pd vorrebbe scongiurare una ridefinizione di regole forse a lui più favorevoli, essendo lui stesso candidato alle primarie, in moda da avvantaggiarsi dal dato dei recenti sondaggi che lo vedrebbero in netto vantaggio nella corsa rispetto agli altri due concorrenti, però non con una percentuale che supera il 50%. E proprio su questo punto è intervenuto con una nota Stefano che, oltre a condividere la proposta dell’albo dei votanti lanciata da Minervini, ha chiesto la ridefinizione delle regole al fine di salvaguardare l’elettorato delle primarie, più che i candidati, ma ha pure ribadito la necessità di un doppio turno, come prevede lo statuto nazionale del Pd nel caso di un vincitore al primo turno che non ottiene la maggioranza assoluta dei voti. “Ballottaggio – ricorda Stafano nella nota – che nel 2012, in occasione delle Primarie nazionali, quando Bersani aprì ad altre candidature invocando il secondo turno, fece gioire l’attuale segretario regionale del Pd”. Più chiaro di così l’esponente di Sel forse non poteva essere nel precisare i termini della questione.

Giuseppe Palella

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