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Un’agenzia regionale per limitare infortuni e morti bianche

Ma bisogna per forza aspettare il prossimo morto ammazzato sul lavoro, per chiedere e ottenere maggiori tutela e sicurezza per chi lavora? I rappresentanti dei lavoratori sono stufi di vedersi solo ai funerali, e adesso tocca all’Unione Generale del Lavoro chiedere un incontro al Presidente della Regione Emiliano al fine di trovare delle soluzioni concrete a sostegno dei lavoratori e delle imprese. Lo scopo? Arginare il fenomeno delle cosiddette “morti bianche” sul lavoro. A livello nazionale i dati Inail hanno evidenziato che nel primo quadrimestre del 2021 ci sono stati 306 morti sul lavoro, con un incremento del 9,3% in più rispetto allo stesso periodo del 2020. In Puglia, nello stesso periodo, è stata registrata una crescita pari al +9,1% degli infortuni mortali con 24 casi rispetto al primo quadrimestre 2020. E secondo Giuseppe Sanzò, Segretario Regionale Ugl/Puglia: “occorre gettare le basi per divulgare una maggiore cultura della sicurezza sul lavoro, fatta di prevenzione, igiene e salute. In tal senso, è opportuno attivare la costituzione di una Agenzia Regionale per la Prevenzione Igiene e Sicurezza che garantisca un’azione efficiente ed efficace. È altresì necessario – continua – realizzare con la collaborazione del Sistema Nazionale per la Prevenzione (SINP), il Coordinamento Regionale delle Banche Dati (Inps; Inail; Istat; Ministero del Lavoro; Ministero della Salute), l’accesso unificato delle banche dati, quale strumento indispensabile su cui basare i processi di valutazione, volto alla pianificazione degli interventi che rispondano ai criteri di efficacia, efficienza, pertinenza e sostenibilità”. Per il Segretario Ugl: “E’ opportuno attivare i Comitati regionali di coordinamento, promuovere corsi di formazione e addestramento sulla Prevenzione, Igiene, Salute e Sicurezza, anche nelle scuole. Infine, incentivare la messa a punto di un Progetto Nazionale sul monitoraggio, controllo e valutazione dell’applicazione del D.Lgs. 81/08”. Insomma, bisognerà aspettare un altro anno tragico in fatto di numero di vittime sul lavoro in Puglia, per dare risposte concrete? Tanti, troppi quelli che ogni anno perdono la vita in occasione di lavoro, a dimostrazione che da almeno dieci anni l’emergenza morti bianche resta in primo piano senza interventi risolutivi, al fine di diffondere la cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro. “Nonostante gli obblighi di legge, la formazione e l’aggiornamento continui. Nonostante le campagne di sensibilizzazione per la sicurezza nei luoghi di lavoro, il nostro belpaese si ritrova a contare oltre un migliaio di morti all’anno”, ripetono i rappresentanti dei lavoratori quando salgono sul palco tra bandiere rosse e azzurre dei sindacati. La Puglia normalmente in questa triste graduatoria occupa una posizione di metà classifica, tra il nono e il dodicesimo posto con una settantina di morti sul lavoro ogni anno. Ad emergere non sono solo i numeri degli infortuni mortali, ma anche l’età delle vittime: un terzo dei lavoratori deceduti aveva un’età compresa tra i 50 e i 60 anni. Si trattava, dunque, di lavoratori non certo alle prime armi. Questo è opportuno sottolinearlo per far capire come non sia sufficiente l’esperienza per la tutela dei lavoratori. Anzi, purtroppo, la percezione del rischio sembra diminuire con il passare del tempo e questo dato dovrebbe far parecchio riflettere politici e addetti al lavoro.

Antonio De Luigi

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