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Isabella pensava in grande

Isabella d’Aragona, futura Duchessa di Bari, ebbe modo di frequentare Leonardo da Vinci nel periodo in cui il genio fu al servizio di Ludovico il Moro in qualità di ingegnere e artista di corte. La sua ammirazione verso quest’uomo assolutamente fuori dell’ordinario si accrebbe ancora quando Leonardo progettò e realizzò un’imponente macchina scenica per la festa di nozze fra Isabella e Gian Galeazzo Maria Sforza (per la sua magnificenza l’evento venne battezzato ‘Festa del Paradiso’ e come tale ricordato con stupore da tutti i contemporanei). Quando nel 1501 Isabella dovette abbandonare Milano per prendere possesso del ducato barese, si portò dietro la lezione leonardesca. E cominciò a pensare in grande anche da noi. All’epoca un modesto corso d’acqua (il Picone) scorreva a nord della città sfociando grosso modo dove ora si spegne via Brigata Regina. Ma a causa della presenza di alghe accumulate alla foce da correnti sfavorevoli, il deflusso in mare del torrente  era quasi impedito. Tale impedimento aveva dato vita ad un acquitrino. Suggestionata dalle teorie di Leonardo in ordine alla città ideale, Isabella concepì un audace piano : bonificare l’area e trovare un’altra foce al Picone. A quest’ultimo proposito la duchessa concepì l’idea di un canale navigabile che collegasse la foce del Picone all’antico porto di Bari. Il disegno aveva una duplice valenza : difendere l’abitato facendolo circondare dal mare anche nell’entroterra e creare un’agile via interna di comunicazione. Le dimensioni del canale erano tali che “tre buone barche poste in fila potevano navigare comodamente” (Beatillo). Grosso modo, doveva essere largo cinque metri. I ponti levatoi che dovevano superarlo in corrispondenza delle strade provenienti dall’entroterra avrebbero anche svolto la funzione di nuove porte cittadine.  L’opera, per l’epoca grandiosa, era già a buon punto quando nel 1524 la duchessa morì. Rimasto incompiuto, lo scavo avrebbe potuto essere completato più in là (e chissà allora quanto sarebbero mutati volto e storia del capoluogo pugliese) se il 20 ottobre 1557 non fosse stato devastato dall’ennesima esondazione del Picone. Una parte di esso, tuttavia, sopravvisse all’altezza della foce. In seguito, lo smottamento degli argini diede vita ad uno specchio d’acqua “a guisa di picciol mare” (Beatillo) che i baresi battezzarono Marisabella. Stagnando, quelle acque divenute salmastre diedero vita ad una palude ben più vasta del precedente acquitrino e che, per quanto paradiso di cacciatori e pescatori, si tramutò in una iattura per la salute pubblica. La bonifica dell’area malarica avvenne molto più avanti, sotto il Fascismo, in occasione della costruzione dei canali derivatori Lamasinata e Valenzano. – Nell’immagine, busto di Isabella di Aragona realizzato in marmo e cera da Francesco Laurana nel 1488 ; ubicazione : Kunsthistorisches Museum, Vienna.

 

Italo Interesse

 

 

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