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Allarme medici: se continua così, tra cinque anni scompare il servizio sanitario

Allarme sanità in Puglia sempre più grave e preoccupante, con il chiaro invito al Presidente Emiliano a sostenere il modello organizzativo della medicina generale pugliese e a salvaguardare il servizio sanitario nazionale in tutte le sedi istituzionali. È quanto emerso dal Consiglio provinciale della Federazione italiana dei medici di medicina generale Bari di ieri. La Fimmg barese ha assicurato al Segretario Nazionale il massimo supporto e partecipazione allo stato di agitazione proclamato dal Consiglio Nazionale, nonché a tutte le iniziative di rivendicazione che saranno decise dagli organi statutari. Allarme è stato espresso anche dal Consiglio provinciale per il ritardo nella pubblicazione dei bandi del Corso di formazione specifica in medicina generale che rappresenta una grave minaccia per la sopravvivenza della medicina generale, già oggi in difficoltà nella copertura di posti vacanti nei piccoli comuni periferici della provincia barese. Per questo la Fimmg ha invitato il Governatore a mantenere gli impegni assunti lo scorso 18 giugno e addivenire in tempi brevi alla sottoscrizione di un nuovo Accordo Integrativo capace di dare risposte alla carenza di medici, che mette a dura prova la tenuta del modello associativo pugliese.  Un modello basato sulla valorizzazione del microteam – composto da medico, infermiere e assistente di studio – che è tra i più innovativi e avanzati in Italia e che nei 10 anni di sperimentazione ha dato ottimi risultati nella risposta alle esigenze dei pazienti. Per questo Fimmg ne auspica un potenziamento e un’estensione a tutta la medicina generale pugliese, anche attraverso la ricerca di forme di finanziamento al di fuori del fondo sanitario nazionale. “Il modello organizzativo pugliese della medicina generale può rispondere a molte criticità dell’attuale sistema sanitario” – afferma  Nicola Calabrese, Segretario Fimmg Bari e Vice Segretario Fimmg nazionale –  “Non possiamo però andare da nessuna parte se mancano i medici e se i bandi non partono. La gravità della situazione non ha precedenti: in gioco c’è la sopravvivenza stessa del Servizio Sanitario Nazionale”. Sono più di 3mila in Puglia, i medici di Continuità Assistenziale e di famiglia con contratto a tempo indeterminato, pronti a garantire l’assistenza primaria agli oltre 4 milioni di abitanti della Regione. Ma senza provvedimenti efficaci, tra non molti anni circa 1 milione e mezzo di pugliesi rimarrà senza assistenza, come ha già spiegato in passato la stessa FiImmg Continuità Assistenziale di Bari, che in uno studio ha calcolato la variazione della riserva di medici di medicina generale nel tempo, nella Regione. In base all’analisi della Fimmg, la prima provincia ad esaurire la riserva sarebbe Taranto nell’anno 2020, mentre l’ultima sarebbe Bari nel 2025. In pratica il tetto massimale di pazienti per medico – pari a 1500 – non basterebbe a coprire le crepe di personale, per cui la forbice fra ottimale e massimale determinerebbe disomogeneità nella distribuzione degli assistiti fra i medici. Dalle proiezioni diffuse in passato è già emerso che per ritardare la negativizzazione della riserva complessiva della Medicina Generale al 2024, bisognerebbe incrementare il rapporto medico/paziente a 1300 pazienti per medico a partire dall’anno prossimo. Affinché il sistema della Medicina Generale non soffra di una carenza di personale medico fino al 2031, sarebbe necessario incrementare la quota di assistiti per medico fino a 2100. Ma potrebbe davvero, un singolo professionista, garantire al meglio l’assistenza a ogni cittadino dovendo farsi carico di un così alto numero di pazienti? No, è la risposta della Fimmg Continuità Assistenziale di Bari. Una soluzione, per il sindacato barese, sarebbe un incremento di borse di studio tale da immettere nella Medicina Generale un numero di professionisti sufficiente a ridurre quel carico di lavoro (2100 assistiti) che sarebbe utile a preservare il sistema: “Un aumento progressivo del carico assistenziale fino ad arrivare a 1500 pazienti per medico nell’anno 2023, con raddoppio delle borse messe a bando nel 2017, per un totale di 200 a partire dal 2018, renderebbe possibile una sostenibilità dell’intero sistema fino al 2031, con ottimale a 1.500”. Ma per la Fimmg di Bari “incrementare il numero di borse di studio non è una misura sufficiente”, così come non lo è incrementare il carico assistenziale per ogni singolo medico e “nemmeno l’attuazione di entrambi i provvedimenti”. “Un modello teorico che arriva ad ipotizzare la necessità di assistere un numero di cittadini che va da 1500 a 2100 – per il sindacato – sottolinea soltanto l’urgenza di provvedimenti che determinino una evoluzione organizzativa della Medicina Generale, che dinanzi a certe cifre non può prescindere dalla facilitazione del lavoro in aggregazione e dal sostegno dell’attività medica attraverso infermieri e personale di studio. Emiliano ora lo sa e speriamo abbia compreso l’urgenza di interventi seri e concreti sul sistema, scelti dalla politica e da tutte le parti in causa in maniera oculata. (adl)

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