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“Bitonto la mia seconda casa, il presidente Rossiello sta costruendo un top team”

Tra passato e presente, ma soprattutto con rinnovato amore per il pallone e mondo del calcio ed i colori neroverdi. Di questo ed altri temi, ne abbiamo parlato con l’ex giocatore bitontino negli anni 90’, Roberto Lattanzi, premiato di recente dall’U.S. Bitonto come uno dei migliori terzini della storia neroverde con una targa al ‘Città degli Ulivi’, il suo stadio che ha calcato anche quando è stato inaugurato.

C’è una foto del suo Bitonto contro il Bari targato mister Salvemini. Era un’amichevole, il suo ricordo di quella gara?

“Era l’inaugurazione del manto erboso del ‘Città degli Ulivi’ di Bitonto o giù di lì. Non ricordo la data precisa ma ho in testa il film di quella festa. L’allora presidente del Bitonto volle invitare i campioni del Bari, da Joao Paulo, Giovanni Loseto, Massimo Carrera, Brambati e tanti altri, guidati da un signor tecnico come mister Salvemini; ricordo che in quella amichevole Fabio Lupo risultò decisivo e mostruoso, il Bari giocò con la maglia blu noi con la classica neroverde. Alla fine della gara corsi verso Giovanni Loseto, mio idolo da ragazzino ed andai ad abbracciarlo. E’ stato fantastico giocare con il Bari da barese. in quello che è stato il mio stadio per tre fantastiche stagioni (con il Bitonto, ndr)”.

Roberto Lattanzi, terzino anni 90’ del Bitonto Calcio di recente hai conseguito un premio importante dall’U.S. Bitonto. Facciamo un tuffo nel passato.    

“Sono stato tre anni meravigliosi a Bitonto dove oltre ad essermi tolto soddisfazioni ed aver sfiorato la vittoria in campionato, sono cresciuto come uomo insieme a compagni fantastici, un gruppo coeso anche fuori dal campo. Ho giocato insieme al portiere Gianni Satanelli, Gianfranco Cannone, Catucci un bitontino doc, Massimo Pizzulli, Giampiero Cardinale ed altri giocatori fortissimi e straordinari. Uno che ricordo con profondo affetto e che non c’è più è il centrocampista Naglieri, al quale ho appreso di recente che gli è dedicato alla sua memoria, il premio miglior giocatore ogni fine partita. Ho giocato tra tutti anche con Oronzo Signorile, un altro campione. Permettermi però di ringraziare il presidente dell’U.S. Bitonto, Rossiello, lo staff della comunicazione ed i tifosi che mi hanno votato per la targa che ho ricevuto e conserverò con gelosia ed orgoglio”.

La tua carriera prima e dopo Bitonto in pillole.

“In realtà ammetto che essendo molto pigro è stata una mia pecca. Ho disputato un solo anno di settore giovanile perché preferivo giocare a calcio per strada, quella è stata la vera scuola di vita. In ogni caso ho iniziato nella Nuova Bari, raggiungendo subito ottimi livelli e distinguendomi negli Allievi. Arrivai al Bari Primavera sotto la guida di mister Paride Tumburus nel 1984, l’anno dopo però non venni confermato, ma mi rimisi subito in gioco ed andai a Canosa nell’Interregionale. Ho giocato in quel periodo anche con la Rappresentativa Nazionale della Lnd dove arrivammo in finale e dopodiché passai al Bitonto, tra fine anni Ottanta e primi anni del Novanta dove ho vissuto il mio periodo più bello in serie D. Poi sono passato al Pisticci sempre nei dilettanti, ed in seguito al Cerignola, un’altra piazza calda ma lì mi fermai per un infortunio molto grave e rimasi fermo per due anni. Ripresi con il Rutigliano ma ebbi un nuovo infortunio muscolare e decisi di appendere le scarpe al chiodo, intorno al Duemila. Subito dopo ho conseguito il patentino di allenatore che ho esercitato per qualche annata con formazioni giovanili tra cui anche con il Liberty Bari”.

Il Bitonto del presidente Rossiello sembra stia allestendo sulla carta formazione pronta per dare l’assalto al vertice al prossimo campionato. Il tuo parere anche sulle possibili pretendenti?

“Il Bitonto già meritava di stare in C, soltanto che ci è stata levata per i fatti che tutti sapete. Quella conclusa è stata una stagione complessa, a causa del Covid, infortuni, l’assenza del proprio pubblico, ed il cambio in panchina, ma nonostante tutto si è arrivati quarti ed alla semifinale dei playoff uscendo contro un’ottima Fidelis Andria. Quella che sta nascendo da quanto mi riferiscono perché non sono sui social, è una formazione importante con conferme di spessore. Mi fido del pres, del giovane direttore sportivo e del suo staff e faccio loro un grosso in bocca al lupo, ripromettendomi di andare a sostenerli come potrò al ‘Città degli Ulivi’. Oltre al Bitonto, daranno battaglia la Fidelis Andria, se non dovesse essere ripescata, l’Audace Cerignola. ma attenzione anche alle outsider. Noi perdemmo la storica promozione contro la Juve Stabia, sempre e comunque forza leoni!”.

Un tuo pensiero sul Bari di mister Michele Mignani. Ed infine, a chi daresti il prossimo pallone d’oro.

Quando è subentrato mister Carrera ad Auteri sono stato felice per averci giocato contro e vista la sua carriera da giocatore e quello che aveva fatto nel campionato russo dove ha vinto da tecnico. Ma il calcio è strano, e con il ritorno di Auteri il Bari è uscito anzi tempo, anche se quanto avevano fatto vedere in campionato difficile si potesse presagire ad un finale diverso. Auguro al Bari di imitare l’Italia di Roberto Mancini che dalle ceneri di un disastro della mancata qualificazione con il precedente Commissario Tecnico, hanno vinto un Europeo divertendosi e giocando il miglior calcio. Non sarà semplice e ci sarà da battagliare nella prossima serie C, ma sono fiducioso. Il pallone d’oro, ti rispondo secco; contrariamente a quanto affermato di recente da Cassano in un’intervista, lo darei ad occhi chiusi a Jorginho, il metronomo di qualità della Nazionale che viene dalla gavetta, lo merita più di tutti”. (Ph. dall’archivio di Roberto Lattanzi e dall’U.S. Bitonto).

M.I.

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