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Giù il campanile. Ma la tassa, no

Complice lo stravolgimento climatico, aumenta il numero dei temporali, quindi anche dei fulmini. E i fulmini, si sa, prediligono ciò che svetta : alberi, tralicci, torri, campanili. Questi ultimi sono i bersaglia preferiti. Non sempre un fulmine basta a buttarli giù (anche se a settembre scorso parte della torre campanaria della chiesa parrocchiale di San Cipriano a Beverino in provincia di La Spezia è stata distrutta da una folgore). I fulmini però indeboliscono i campanili. Al resto provvedono il tempo e le vibrazioni prodotte dal suono delle campane. Così fu per il campanile di San Marco, il quale, già danneggiato dalle saette prima nel 1489 e poi nel 1745, andò giù di schianto nel 1902 per effetto di un cedimento del terreno, forse determinato da un sisma (vedi immagine) ; riedificato “com’era e dov’era” (tali furono le parole del sindaco Filippo Grimani in occasione della posa della prima pietra), il nuovo campanile venne inaugurato il 25 aprile 1912 in occasione della festa di San Marco. A Bari le cose avrebbero potuto andare allo stesso modo, ma così non fu. Chi osservi la nostra Cattedrale noterà un’assenza nel disegno architettonico : manca un campanile… Proprio così, il tempio dedicato a San Sabino un tempo di campanili ne aveva due, che svettavano gemelli. Poi un giorno del 1590 (undici anni dopo la prima folgore patita dal campanile di San Marco) una saetta centrò una di quelle due torri campanarie producendo “un’apertura considerabile su uno dei fianchi”. La commissione tecnica che provvide al sopralluogo dichiarò il campanile “periclante e a rischio cascata”. Ma dove reperire i fondi necessari alla costosissima operazione di restauro? Ovviamente, piuttosto che mettere le mani in tasca al clero o al pubblico erario, si fece ricorso ad “una tassa sulle gabelle sui forni”. E il popolo cominciò a pagare attraverso il rincaro del pane. Intanto l’inizio dei lavori venne rinviato, stante la necessità di procedere a sopralluoghi ulteriori per definire la migliore modalità d’intervento. Quando finalmente si misero d’accordo, furono erette le impalcature. Ma i lavori procedevano a rilento (i soldi non bastavano, i tecnici erano di nuovo in disaccordo…). Finì che le impalcature rimasero al posto loro e il cantiere venne chiuso in attesa di nuove disposizioni. Le quali si fecero attendere oltre il ragionevole. Così, alle 18:00 del 29 novembre 1614 il campanile ‘periclante’ venne giù di schianto. Scricchiolii sinistri e cadute di calcinacci dovettero comunque annunciare la catastrofe permettendo alla popolazione di mettersi al sicuro. Diversamente, sarebbe stata una strage, considerata l’incredibile densità abitativa della Bari di allora. Nessuno perse la vita, infatti. In una Relazione stesa non sappiamo da quale Autorità si legge che il crollo “non ha offeso persona vivente, sebbene ha fatto danno alla parete sinistra del brazzo di detta chiesa e alle case vicine”. Conclusione, il campanile non venne più riedificato, mentre l’odiosa tassa rimase.

Italo Interesse

 

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