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“Green pass? Va bene, ma non possiamo fare i gendarmi”

Green pass? Va bene, ma non possiamo fare i gendarmi. La sintesi delle due opinioni espresse al Quotidiano da due noti ed affermati ristoratori di Monopoli, ormai tra le capitali pugliesi del turismo e con pieno merito. Partiamo da Piero Vitti della Torretta del Pescatore, paradiso degli amanti del pesce, cucina da urlo e location mozzafiato in una torre saracena. Dice Vitti: ” Non ho niente contro il green pass e se può essere utile a risparmiarci chiusure e provvedimenti maggiormente restrittivi, ben venga. Tuttavia, aggiungo, come categoria siamo stati già abbondantemente penalizzati. Noi ad esempio, avendo sforato il tetto fatture nel 2019, non abbiamo ricevuto nessun ristoro. In pratica siamo stati penalizzati a seguito dell’onestà di non evadere un centesimo. In più abbiamo speso tanti soldi per le norme di adeguamento del locale alle normative anti Covid e non abbiamo avuto nulla, dico nulla. Quanto al green pass, se questo istituto serve a prevenire problemi più  seri come chiusure domani, allora ben venga, altrimenti non serve. Mi domando, dal punto di vista concreto. Come lo gestiamo? Devo militarizzare il locale con addetti alla sorveglianza del green pass, chi paga? E chi risponde delle dichiarazioni mendaci? E’ uno strumento frutto di chi di locali e del rischio di impresa non sa niente. Chi fa queste cose di imprenditoria non sa nulla. Da ristoratore non sta scritto che devo fare il poliziotto. Che cosa accadrà in caso di risse, già accadute?”. Parola a Francesco Biundo che sempre a Monopoli, nei pressi del borgo antico e del porto gestisce con successo La dolce vita, locale rinomato per il pesce frequentato spesso da vip, cucina di classe: “La mia idea sul green pass è che sia utile soprattutto ad incentivare alla vaccinazione, a spingere gli incerti e convincerli. Ove riesca nello scopo di evitarci chiusure e provvedimenti  sarà molto utile. Il problema di fondo: a chi toccano gli oneri di controllo? Cioè noi ristoratori e gestori non possiamo assumerci costi aggiuntivi per verificare alla cassa se uno ha o non ha il green pass, se quello che mostra è il suo o no, se le generalità rispondono a verità. In Italia spesso si fanno leggi inapplicabili. Noi chiediamo ancora il numero di telefono del cliente per la tracciabilità, ma siamo sicuri che tutti diano quello vero? Chi è in grado di verificare?”. Insomma, greeen pass certamente. Ma niente carichi aggiuntivi e responsabilità sui ristoratori.

BV

 

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