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Il triangolo degli irresponsabili

Brutalità, cinismo e natura passionale sono le tre ragioni che spingono al desiderio di uccidere. Di queste solo l’ultima gode di qualche attenuante. Ma il privilegio viene meno se l’assassino o l’aspirante tale si manifesta per un balordo, un immaturo, un farfallone. Avvolta in un velo di frizzante sarcasmo, tale infausta categoria è ben rappresentata in ‘Hotel per 3’, una commedia a sfondo nero. Al centro della vicenda l’eterno triangolo: lei, suo marito e l’amante (di lei). tre figure patetiche, tre irresponsabili che, prendendosi tremendamente sul serio, ingannano il tempo coalizzandosi in due per architettare il delitto perfetto a danno del terzo. Il sinistro disegno, che non va mai a compimento, cambia pelle più volte. Ciascuno a turno diventa ora vittima, ora carnefice, ora complice sino all’esaurimento delle combinazioni. Inutile dire che a queste condizioni il morto non scappa mai. Né scapperà quando nel finale, al culmine della follia, i tre poveracci ritroveranno definitiva coesione per indirizzare gli istinti omicidi verso una quarta persona, estranea al funesto triangolo… Andato in scena al Sitara Teatro per la regia di Nicola Valenzano, ‘Hotel per 3’ assicura svago costante per i novanta minuti di durata. Applausi meritati per – nella foto – Annamaria Vivacqua, Daniele Ciavarella, Ugo Maurino e Bonaria Decorata (quest’ultima nella parte di una giunonica e conturbante donne delle pulizie i cui intermezzi coreutici intervallano i tre tempi in cui il lavoro è fratto). Malgrado i pochi metri quadri che il teatro di via Carmine consente e i ritmi frenetici imposti dal copione, il cast si muove con millimetrica lucidità. Nicola Valenzano coordina bene gesto e ‘colore’, sì che Cherry, Steve e David finiscono col somigliare a personaggi usciti dalla penna di Schulz, l’indimenticato padre dei Peanuts, e approdati all’età adulta. Un approdo dagli esiti tutt’altro che felici e che fa rimpiangere l’innocua cattiveria aleggiante fra le tenere ‘strisce’ del loro passato. Cattiveria poi evoluta nel cinismo qui adoperato per giocare con la vita, anteponendo valori micro borghesi al valore della stessa. Morale della favola: correggere nei bambini quelle inclinazioni dannose che un giudizio superficiale fa passare per innocenti.  Hanno collaborato allo spettacolo : Paola Fiore Donati (aiuto regia), Tano D’Amore (luci), Rosaria Pastoressa (foto di scena) e Nicola Fasanao (trucco e parrucco). – Il prossimo appuntamento di stagione al Sitara Teatro è fissato per febbraio con un classico del teatro cechoviano: ‘La domanda di matrimonio’ e ‘L’orso’. La regia è ancora di Nicola Valenzano.

Italo Interesse

 

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