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Il vocione del terribile Direttore

L’immagine ritrae Alberto sordi nei panni del maestro Mombelli in ‘Il maestro di Vigevano’, un film diretto da Elio Petri nel 1963. Nel fotogramma il maestro Mombelli è col suo Direttore, il prof. Pereghi. Lo stridente contrasto di personalità – da un lato il pavido Mombelli e dall’altro il Direttore, personaggio autoritario e tronfio, uomo che ama accanirsi con i sottoposti – dà vita a duetti gustosi. La figura di Pereghi era interpretata da un attore pugliese, di cui oggi ricorre il centoseiesimo anniversario della nascita. Si chiamava Vito De Taranto ed era nato a Brindisi nel 1913 (si sarebbe spento a Roma il 2 ottobre 1991). De Taranto non era propriamente un attore, bensì un cantante lirico e nel registro del basso. Si esibì a lungo e anche a buoni livelli, ma la notorietà in campo musicale la raccolse attraverso il cinema. De Taranto infatti è stato interprete di alcuni film musicali incentrati su famose opere liriche, un genere che conobbe un certo successo negli anni cinquanta

: ‘Il barbiere di Siviglia’ (1947), ‘La forza del destino’ (1952), ‘Cenerentola’ (1963), ‘Figaro, il barbiere di Siviglia’ (1953) e ‘Tosca’ (1956). Poi, quando si era ormai ritirato dall’attività canora, ecco Petri ricordarsi della sua presenza scenica e richiamarlo sul set. Nel film De Taranto ha solo un ruolo di contorno, eppure dei tanti personaggi che ruotano intorno al maestro Mombelli – la moglie Ada e il collega Nanini su tutti – il suo è quello che maggiormente ‘buca’ il grande schermo. Un successo personale imputabile al fatto che, come ogni cantante lirico, De Taranto tendeva alquanto a caricare il personaggio, somatizzandone bene le caratteristiche psicologiche. Il contributo naturale, poi, della voce profonda e per di più spostata su un registro minaccioso, qui si rivela determinante nella definizione della figura del nemico personale di Mombelli. Agli occhi del povero maestro il Direttore assurge così a qualcosa di più del superiore gerarchico, diventa il Capo per antonomasia, incarnazione di un’Istituzione (la Scuola) che qui appare schiacciante, impietosa, invincibile. Si può dire allora che in qualche modo il rapporto Mombelli/Pereghi anticipa quello che Paolo Villaggio, prima nei panni di Giandomenico Fracchia, poi di Ugo Fantozzi, avrà rispettivamente col Capufficio e col Mega-Direttore. Non foss’altro che per questo, la città d’origine avrebbe dovuto ricordarsi di questo suo figlio. E invece a Brindisi, ingiustamente, non esiste alcuna via Vito De Taranto. Una piaga comune a molte città, memori di sindaci maneggioni e imprenditori truffaldini e invece soggette ad amnesie quando si tratta di talenti – nel campo artistico, scientifico, umano e industriale – che la Sorte non baciò clamorosamente.

Italo Interesse

 

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