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La Puglia ancora ultima nella spesa dei fondi agricoli Ue

La Puglia è ancora ultima nella spesa dei fondi europei per il sostegno all’agricoltura. Infatti, in un Report Agea aggiornato al 31 Marzo scorso la nostra Regione registra un livello della spesa fermo al 43,69%, che è notevolmente inferiore sia alla media nazionale, pari al 59,97%, che a quella delle Regioni meno sviluppate, pari al 55,07%.A commentare tale notizia è stato l’eurodeputato pugliese ed ex sfidante per il centrodestra del governatore Michele Emiliano alle regionali dello scorso anno, Raffaele Fitto di Fdi, che con una nota ha dichiarato: “Al 31 marzo scorso registriamo un avanzamento della spesa dei Fondi europei in Agricoltura, per gli impegni assunti nell’annualità 2018, pari allo 0,00%”. “Abbiamo la consapevolezza – ha affermato inoltre Fitto – che i gap non si possono recuperare in pochi mesi, specie se per gap si intendono milioni e milioni di risorse che la Regione Puglia non riesce a spendere”, perché “è evidente che non bastava mettere alla guida dell’Assessorato un politico competente e di buona volontà, se poi la struttura continua a mostrare tutti i suoi deficit”. Difatti, stante a quanto emerge da Report di Agea del 31 marzo 2021, come ha sostanzialmente rilevato l’eurodeputato pugliese del partito di Giorgia Meloni, “la Regione Puglia è sempre e ancora ultima, appunto, con un drammatico 0,00% di avanzamento della spesa dell’anno d’impegno 2018 (regola dell’N+3), rispetto alla media nazionale del 62,22% e delle Regioni meno sviluppate pari al 38,42%”. Quindi, ha commentato ancora Fitto: “non possiamo non evidenziare che la Calabria ha già raggiunto il 100% della spesa, come peraltro le regioni Emilia Romagna, Molise, Sardegna, Valle d’Aosta, Veneto e le province autonome di Bolzano e Trento”. E questo – ha rilevato ancora l’ex sfidante di centrodestra di Emiliano – “mentre dobbiamo anche recuperare ciò che non è stato speso sia nel 2019 sia nel 2020, per 95 milioni di Euro”. Perciò, ha concluso Fitto, “per la Puglia l’importo della spesa pubblica” destinata al comparto Primario, “da utilizzare entro la fine del 2021 è pari ad Euro 334.921.492,25, comprensivo della quota Feasr a rischio disimpegno, che è pari ad Euro 201.627.502,81”. Per la cronaca, ricordiamo che la Regione Puglia già alla fine del 2019 ha chiesto ed ottenuto dalla Commissione europea una deroga per i Fondi del Psr-Puglia 2014-2020 non spesi al 31 dicembre di quello stesso hanno e che, per Regolamento, avrebbero dovuti essere restituiti alla Ue. Un’ulteriore deroga è stata chiesta alla Commissione della Ue anche per l’anno 2020, a causa dei ritardi verificatisi anche nella spesa dei Fondi europei dello stesso Psr-Puglia che avrebbero dovuto essere utilizzati entro lo scorso 31 dicembre. Anche in quest’ultimo caso la Commissione della Ue poco più di un mese fa ha concesso alla Regione Puglia una seconda deroga per la spesa di tali risorse economiche del comparto agricolo, differendo il termine al 31 dicembre del 2021. Però, stante alla notizia Agea relativa al primo trimestre di quest’anno, appare oltremodo difficile che la Puglia riuscirà anche stavolta a rispettare gli impegni ad essa assegnati per la spesa del Fondi agricoli europei. E, quindi, il rischio di una restituzione di quanto non ancora utilizzato di detti Fondi diventa sempre più concreto. Ma ancor più concreto per la nostra regione è il rischio di una consistente riduzione nell’assegnazione dei nuovi Fondi destinati allo sviluppo rurale con la prossima programmazione 2020-2027 della Ue. Infatti, a chiedere la riduzione per la Puglia, prima ancora che la Commissione europea, sono stati in Conferenza Stato-Regioni i governatori di altre realtà regionali nazionali più virtuose nella spesa di tali fondi. Infatti, detti rappresentanti, nel riparto delle risorse agricole europee destinate all’Italia, per le rispettive Regioni hanno chiesto un incremento per le realtà regionali da essi governate. Mentre per l’Agricoltura pugliese l’auspicio possibile è che almeno per i fondi assegnati dalla precedente programmazione possa valere il noto detto che “Non c’è due senza tre!”. E ciò soprattutto con le deroghe.

 

Giuseppe Palella

 

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