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Ma la riconferma di Decaro chi la blinda, Emiliano o Renzi?

Ora, forse, non c’è più dubbio per alcuno che il sindaco pseudo renziano di Bari, Antonio Decaro, nel Pd pugliese è un “soldato” più di Michele Emiliano che di Matteo Renzi. E questa volta a mettere a nudo il gioco che il Primo cittadino del capoluogo ha sempre fatto nel partito dall’estate del 2013 (ossia da quando si professa renziano, dopo – come è noto – essere stato dichiaratamente un fedelissimo dell’area Bersani-D’Alema, dai quali nel 2012 aveva avuto il lasciapassare per una candidatura sicura a Montecitorio nel lisino bloccato, alle politiche di febbraio del 2013) è stata il vice ministro al Mise (Ministero dello sviluppo economico) degli ex governi Renzi e Gentiloni, la “renzianissima” pugliese Teresa Bellanova, che, in una recente intervista apparsa sull’edizione locale di un importante quotidiano nazionale, ha accennato alla possibilità di far ricorso alle primarie, per individuare il candidato governatore del centrosinistra alle prossime regionali pugliesi della primavera del 2020. Possibilità stranamente (ma non troppo!) subito esclusa in modo categorico da un altro noto esponente renziano del Pd pugliese, Decaro per l’appunto, che sulla questione – sempre a mezzo stampa – ha tagliato corto: “Il candidato (ndr – governatore) sarà Emiliano”. Ma non è certo una novità per gli addetti ai lavori della politica pugliese che Decaro ed Emiliano sono un binomio inscindibile anche se apparentemente, per ragioni di strategia (concordata) ed opportunismo, i due esponenti politici del Pd barese e pugliese sono apparentemente posizionati su fronti interni al partito diametralmente contrapposti. Un tatticismo di cui verosimilmente anche l’ex premier ed ex segretario fiorentino del Pd è ormai perfettamente consapevole da tempo, sia perché sa bene, da dopo l’esito del referendum costituzionale del 4 dicembre del 2016, chi  realmente ha i voti in Puglia, ed in particolare a Bari, sia chi è colui che tira effettivamente le fila nel centrosinistra, ed ancor di più nel Pd, del capoluogo. Ovvero Emiliano. Però, non è da escludere che Renzi, pur conscio dell’effettiva appartenenza correntizia di Decaro all’interno del Pd pugliese, sta al gioco di Decaro o perché al momento non dispone di altre valide alternative per rappresentare la sua corrente politica nel barese, oppure perché il gioco dei “due piedi in due scarpe” del Primo cittadino del capoluogo va bene anche a lui, in quanto ritiene forse che Decaro può essere un’utile spina nel fianco di Emiliano nel Pd pugliese (e barese in particolare) da attivare, nei contrasti interni al Pd pugliese, al momento opportuno. Come difatti è avvenuto lo scorso inverno al momento di definire le candidature pugliesi del Pd alla Camera ed al Senato. E  tale ultima ipotesi spiegherebbe – secondo qualche bene informato delle vicende interne al Pd nazionale – anche la determinazione dell’ex premier Renzi nell’Ottobre del 2016 nell’aver preferito l’ambiguo Decaro alla presidenza dell’Anci ad un altro sindaco della sua corrente, evidentemente più fidato, il pesarese Matteo Ricci, chiamato invece nello stesso periodo a far parte dell’Ufficio di segreteria del partito, con il ruolo di responsabile nazionale per gli Enti locali. Infatti, non è difficile immaginare che Renzi possa essere stato bene informato sui pregressi e sul curriculum politico e familiare di Decaro, per cui sa dei possibili “doppi giochi” e tradimenti politici che con disinvoltura Decaro ha praticato in passato nel Pd pugliese, e barese in particolare. Per cui Renzi, pur non potendosi evidentemente fidare al 100% di decaro, ritiene forse che potrebbe tornargli utili all’occorrenza, per creare scompiglio interno al Pd pugliese e costringere in tal modo Emiliano ad essere paradossalmente “limitato” nelle azioni nel Pd pugliese proprio da chi gli sta a fianco e che, altrettanto paradossalmente, lui stesso potrebbe verosimilmente mandato in avanscoperta sul fronte interno avverso, con intento analogo a quello di Renzi e con il preciso obiettivo, evidentemente, di avere un’egemonia di fatto del Pd in Puglia. Obiettivo che, però, è infelicemente naufragato per Emiliano alle politiche dello scorso marzo, con il fallimento di tutte le sue candidature nell’uninominale messe in campo e che poi lo ha messo fuori gioco anche come leader del Pd in campo nazionale poiché, convito evidentemente della possibilità di fare il pieno di eletti della sua corrente in Puglia, ha rinunciato alla possibilità di far eleggere qualche esponente della sua corrente (Fronte democratico) fuori della Puglia. In definitiva, del sindaco barese Decaro nel Pd pugliese forse non può fidarsi a pieno né Renzi, ma probabilmente neppure Emiliano, nonostante il recente e perentorio “endorsement” di Decaro a favore della ricandidatura del governatore nel 2020.  Un “endorsement” obbligato per un renziano dichiarato, qual è Decaro, che però sa bene pure che, prima della rielezioni di Emiliano, nel 2019 viene la sua riconferma al Comune di Bari, la cui riuscita dipende sicuramente dallo stesso Emiliano. E questa sì che senza la blindatura del governatore pugliese sarebbe inesorabilmente destinata a fallire. Pertanto anche Renzi, oltre che la Bellanova, dovranno ancora una volta fare buon viso a cattivo gioco con Decaro. Per ora. Ma poi si vedrà, perché anche nel Pd pugliese, prima o dopo, arriverà l’ora del “tertium non datur”. E, fatalmente ed inevitabilmente, l’ultimatum arriverà anche da parte di Emiliano se vorrà mantenere almeno la leadership pugliese del Pd.

 

Giuseppe Palella

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