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Missili e bufale

Il 15 aprile di trentacinque anni fa due missili Scud scagliati da una postazione libica esplodevano in mare a un passo da Lampedusa, il primo a 2 km a nord-ovest e  il secondo a 2 km a sud-ovest di Capo Ponente, dove aveva sede un’installazione militare del sistema di radionavigazione LORAN della NATO. Le esplosioni gettarono nel panico i pochi isolani i quali abbandonarono le loro case per rifugiarsi nelle gallerie-ricovero scavate nella roccia durante la seconda guerra mondiale. Lo stato d’allarme ebbe termine solo molti giorni dopo e successivamente alla rivendicazione dell’attacco – avvenuta 24 ore dopo – da parte del governo libico per bocca del suo ambasciatore a Roma : “I missili sono venuti dalla Libia, non abbiamo cercato di colpire l’Italia ma una base USA”. Il gravissimo gesto si ‘giustifica’ alla luce di quanto stava succedendo. Il 24 e 25 marzo ‘86 il braccio di ferro tra Libia e Usa era sfociato in uno scontro aeronavale nel Golfo della Sirte. Non bastasse, il 14 aprile 1986, la sera precedente all’attacco  missilistico, gli USA avevano sferrato tre attacchi aerei sulla Libia, al fine di eliminare. L’operazione, che non portò alla morte di Gheddafi, era stata decisa da Reagan in risposta all’attentato del 5 aprile ancora dello stesso anno a danno della discoteca La Belle di Berlino  frequentata da soldati Usa in Germania e che aveva causato tre morti e 250 feriti. L’episodio dei due Scud aprì la strada a un’infinità di polemiche. In primo luogo tutti si domandarono perché i nostri radar non avessero avvistato quegli Scud (avvistamento al quale avrebbe dovuto rispondere il lancio di missili intercettori aria-aria). Emerse che i nostri radar non erano in grado di avvistare missili come gli Scud, che l’Italia aveva chiesto alla Nato una fornitura di radar idonei, ma che essi vennero concessi solo molti mesi dopo l’episodio di Lampedusa. Tuttavia il movimento di quegli Scud non poteva essere sfuggito ai satelliti spia statunitensi…. Prese corpo, così, un sospetto atroce : Washington aveva lasciato che gli ordigni libici raggiungessero la postazione Nato per farne un casus belli. Solo una provocazione di quel livello poteva giustificare agli occhi dell’opinione pubblica mondiale non una seconda ‘lezione’, ma un attacco massiccio e definitivo a danno di Gheddafi. Invece quei missili non raggiunsero l’obiettivo… Si parlò allora di armamenti imperfetti o di cattivo impiego da parte di personale impreparato. Infine prevalse l’ipotesi più ragionevole : il lancio dei due efficientissimi Scud era stato programmato con professionalità. In altre parole, Gheddafi aveva scagliato quei missili volutamente fuori bersaglio. Un avvertimento… Né si può escludere che ad esplodere quel giorno, anziché missili siano state mine collocate da un sottomarino libico. Il che, tuttavia, se giustificherebbe il mancato avvistamento radar, di contro non giustificherebbe la grave ammissione di responsabilità da parte dell’ambasciatore libico.

 

Italo Interesse

 

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