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Non si trovano i libri contabili della Cassa Prestanza: un altro esposto in Procura

La consigliera e candidata sindaca indipendente Irma Melini era un fiume in piena ieri pomeriggio, quand’è tornata ad abbrancare l’argomento del giorno tra i dipendenti comunali baresi. E cioè il silenzio – ossessivo, insopportabile e pesante – degli amministratori comunali dinanzi al ‘cupio dissolvi’ della Cassa Prestanza. «Dopo tre anni di mie battaglie sulla Cassa Prestanza, dopo innumerevoli atti, rimasti tutti e sempre senza risposta, attraverso i quali ho chiesto di avere gli estratti conti bancari, sempre negati, di avere risposte sul destino degli iscritti alla Cassa del Comune di Bari, ancora una volta sono vicina a loro ritenendo che il tempo sia scaduto, e che la giustizia ora debba essere fatta nelle aule dei tribunali. Non ho presentato io direttamente l’esposto alla Procura per rispetto verso la giustizia penale, perché non voglio che la richiesta di intervento della Magistratura sia politicizzata, visto il mio ruolo di candidato sindaco. Ma il mio sostegno nei confronti dei dipendenti, in servizio e in pensione indistintamente, è totale. Ecco perché mi faccio promotrice di una raccolta firme per agevolarli ma soprattutto per dare visibilità a questa ingiustizia che si protrae da troppo tempo». E così è giunta la decisione di depositare un esposto-denncia contro ignoti direttamente al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bari dei dipendenti in servizio e in pensione che, in qualità di persone offese, chiedono “di porre attenzione sugli accadimenti inerenti la nota questione di Cassa Prestanza, affinché gli organi competenti possano eseguire gli opportuni accertamenti e valutare la sussistenza di eventuali profili penalmente rilevanti in relazione ai fatti dedotti, con riferimento ai quali, ove dovesse trattarsi di fatti perseguibili a querela, propongono formale querela affinché gli eventuali responsabili siano perseguiti a termini di legge”. Due le ipotesi di reato disegnate nell’esposto – precedendo di fatto quelle che ipotizzeranno gli inquirenti baresi in seguito ai loor accertamenti – ovvero quella di abuso di ufficio e quella di omissione di atti di ufficio, come disposto rispettivamente dagli artt. 328 comma 2 e 323 del codice penale – ipotizzate dai dipendenti in servizio e in pensione che chiedono una pronta risoluzione della vicenda. Pronta risoluzione della vicenda? Fin troppo facile a dirsi, specie se si dovesse provare a fare due conti, quantificando tanto per cominciare il danno economico. E cioè i miliardi di lire prima e i milioni di euro poi in fumo all’interno della Cassa stessa. Impresa impossibile visto che, a detta degli stessi amministratori della Cassa del Comune di Bari, è impossibile calcolare quanto ha versato un qualunque dipendente iscritto, assunto per esempio tra il 1990 e il 2000. I Libri contabili dell’organismo mutualistico, insomma, sarebbero stati smarriti e quindi è possibile risalire al versato dei dipendenti nelle casse della Prestanza solo e soltanto a partire dal 2002. E prima? E tutto quanto versato prima di quell’anno? Come si fa a rinvenire i documenti contabili, facendo questi calcoli per centinaia e centinaia di dipendenti in servizio e in quiescenza, con storie e assunzioni che possono anche risalire al 1980 o ancora prima? Niente da fare: si può conteggiare solo negli ultimi diciotto anni, tutto il resto …amen. E non è uno scherzo, visto che ogni giorno se ne aggiunge una, a questa bruttissima vicenda che potrebbe vedere 18/20 milioni di euro spariti sotto il naso di un Ente ‘gestore’ incapace di conservare anche un semplice archivio contabile. Con semplici ricevute e distinte di versamento. Il Comune di Bari peggio di un condominio di periferia, insomma.  Ma torniamo a Irma Melini, che ieri ci ha tenuto a rimarcare come ai pensionati iscritti a Cassa Prestanza del Comune di Bari venga, appunto, negato il diritto alla liquidazione del premio di buonuscita, già previsto dallo Statuto stesso della Cassa, mentre nei confronti dei dipendenti in servizio – rappresentati ieri da Giuditta Di Lascio, in servizio alla Polizia Locale del Comune di Bari – è stato disposto il blocco delle trattenute sugli stipendi (art. 3 dello statuto), sospeso dallo scorso novembre su iniziativa del Sindaco e Presidente della Cassa, senza che sia stata adottata alcuna decisione dal Consiglio comunale, organo preposto per Statuto, facendo diventare anch’essi, di fatto, dei “cessati”, e mettendoli nella condizione di esigere quindi il maturato. «Per fugare ogni dubbio – ha spiegato la De Virgilio, funzionario tecnico-contabile in pensione del Comune di Bari – preciso che i dipendenti comunali non sono soci di Cassa Prestanza, altrimenti avremmo potuto disporne, il Comune è l’unico socio, nonché fondatore di questo organismo interno comunale, come da atto costitutivo del 1924. Noi all’epoca abbiamo firmato un contratto unilaterale, con una iscrizione irrevocabile a Cassa Prestanza e per statuto abbiamo maturato il diritto di avere i nostri soldi. L’Amministrazione Decaro – la prima, da quando è stata istituita Cassa Prestanza, a bloccarla – oggi non può più tergiversare, deve avere il coraggio politico di assumersi le sue decisioni, con degli atti e non con gli slogan. L’11 dicembre scorso con delibera n.108 (esecutiva per avvenuta pubblicazione nei giorni stabiliti per legge e senza alcuna opposizione), il Consiglio Comunale ha confermato che la Cassa deve continuare nelle sue attività. Avrebbero potuto anche decidere, con atti, per la chiusura, visto che è nelle esclusive competenze del Consiglio Comunale. Invece, ancora oggi, non solo non è stata data attuazione alla delibera consiliare ma non è stato nemmeno adottato alcun atto che appunto permetta la chiusura ufficiale della Cassa, previa ufficiale dichiarazione che spieghi come si è arrivati a tale conclusione e previa adozione di un piano economico-finanziario per garantire il maturato a tutti i dipendenti, diventati cessati. Ecco perché abbiamo deciso di depositare un esposto in Procura». Peccato che anche calcolare il maturato per i poveri dipendenti comunali baresi iscritti alla Cassa sia impresa impossibile…

 

Francesco De Martino

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