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Processo carte ‘revolving’, la sentenza slitta per la perizia

Slitta la sentenza per il processo American Express, in corso a Trani contro cinque dirigenti italiani accusati di concorso in usura aggravata e truffa per la diffusione di carte ‘revolving’. A discussione ormai chiusa, ieri mattina il collegio ha disposto una consulenza tecnica proprio sulle carte ‘revolving’ e all’udienza del 17 sara’ conferito l’incarico a Dora Rizzi (commercialista) e ad Antonia Antonucci (docente di diritto commerciali dell’Universita’ di Bari). Solo al termine di questa, i giudici potranno in merito alle richieste gia’ formulate dall’accusa: due condanne a un anno e 4 mesi e un anno e 8 mesi (pena sospesa), piu’ tre assoluzioni con la formula dell’insufficienza di prove. Il pm Michele Ruggiero aveva discusso il 29 novembre scorso e, a seguire, nell’udienza dell’11 dicembre, avevano concluso anche le difese dei cinque imputati, che avevano chiesto l’assoluzione al termine del processo durato tre anni. Alla
sbarra ci sono: Giglio Del Borgo (direttore generale e rappresentante legale di American Express Service Europe Limited per l’Italia e responsabile area carte e viaggi dal
2005 al 12 marzo 2008), Francesco Fontana (rappresentante legale dell’American Express Service Europe Limited, dirigente dell’area ufficio legale); Massimo Quarra (che aveva lo stesso ruolo di Del Borgo dal 12 marzo 2008 in poi), Melissa Perinetti
(dirigente dell’area prodotti carte di American Express) e Daniele Di Febo (dirigente dell’area compliance, che cura la conformita’ alla normativa italiana dei prodotti di American Express). L’accusa contestata e’ di aver concesso prestiti in denaro attraverso il rilascio di carte di credito ‘revolving’ (del tipo gold o blu) con tassi di interesse
usurari, applicati in caso di ritardi nei pagamenti. La truffa, che avrebbe consentito al colosso americano delle carte di credito – si legge nei capi di imputazione – un “ingiusto
vantaggio patrimoniale (costituito dagli interessi usurari)”, sarebbe stata possibile proprio grazie a “clausole negoziali insidiose e non intellegibili” oltre che all’utilizzo di
“criteri e tecniche di calcolo degli interessi moratori-usurari scorretti ed erronei”. La Procura aveva chiesto l’assoluzione (con la formula dubitativa) per Massimo Quarra, Melissa Peretti e Daniele Di Febo per non aver commesso il fatto; condanne a un
anno e 4 mesi per Giglio Del Borgo e un anno e 8 mesi per Francesco Fontana per il reato usura, pena sospesa. Chiesta la prescrizione per il capo di imputazione relativo alla truffa. L’inchiesta parti’ nel 2009, in seguito alla denuncia di un cliente di Molfetta che, a fronte di un prestito di 2600 euro, si era visto recapitare una richiesta di 686,54 euro per non aver pagato una rata di 129, 43 euro. Insomma, il tasso di interesse moratorio era del 54,21%, a fronte di un tasso soglia di riferimento del 25,23% stabilito per quel trimestre. Nel settembre dello stesso anno la Procura dispose sequestri e perquisizioni nella sede italiana di American Express a Roma. La guardia di finanza sequestro’ l’archivio informatico relativo ai titolari di revolving card, la contabilita’, copie
della corrispondenza della societa’, del software per la gestione delle carte e del software per il calcolo degli interessi. E qualche settimana dopo vennero bloccate piu’ di
900 carte revolving prima che potessero finire sul mercato. Intercettando gli indagati per usura, vennero fuori pero’ conversazioni con politici e personaggi dell’informazione
pubblica. Tra questi l’allora premier Silvio Berlusconi, l’ex commissario Agcom Giancarlo Innocenzi e l’ex direttore del Tg1, Augusto Minzolini. Ne scaturi’ un’inchiesta per concussione a carico di Berlusconi che fece non poco scalpore, poi trasferita per competenza a Roma e definitivamente archiviata. (adl)

 

 

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