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Senza stipendio da mesi: braccia conserte alla Vittorio Emanuele di Bari

Sarà una settimana bollente, per i ventidue dipendenti della casa di riposo Vittorio Emanuele di Bari con lo sciopero all’orizzonte martedì prossimo e lo stato di agitazione del personale che agita la cooperativa sociale <<Progetto Vita>>, responsabile della gestione per conto dell’ASP riunite Terra di Bari. Per Martedì 9 gennaio, dunque, è stato proclamato un giorno di sciopero, proprio contro l’arroganza della Cooperativa che ha avviato le procedure di messa in mobilità e riduzione oraria del personale e che ormai da mesi, non eroga ai Lavoratori le reali spettanze ma solo degli acconti. A seguito delle legittime denunce da parte dei Lavoratori e del mancato incontro con i rappresentanti dei lavoratori, la cooperativa sta recapitando, in questi giorni, i provvedimenti di trasferimento del personale dalla sede di Bari alla sede di Monopoli, mettendo in grande difficoltà il personale coinvolto. <<E’ Bene ricordare che la cooperativa in questione gestisce questa attività per conto della ASP riunite Terra di Bari, gestione commissariale della Regione Puglia, ed è proprio la Regione che deve chiarire definitivamente cosa intende fare di queste strutture. E’, infatti, noto che la struttura di Via Napoli “Vittorio Emanuele” è stata messa all’asta. Ecco perché chiediamo pubblicamente alla Regione Puglia e al Commissario della ASP riunite Terra di Bari quale futuro hanno in programma per queste strutture>>, incalza l’ex consigliere comunale Sabino De Razza, segretario dell’Unione Sindacale di Base. A sostenere la nuova mobilitazione, quindi, il sindacato Usb, al fianco dei lavoratori per controbattere alle procedure di messa in mobilità e riduzione oraria della società gestionale che ormai da mesi, non eroga ai lavoratori le reali spettanze salariali, limitandosi a degli acconti. Il problema, come sempre accade in questi casi, è che l’azienda ha un serio problema di liquidità e non riesce a garantire, come detto, il salario integro ai lavoratori. Da settembre scorso paga la metà di quanto dovuto, per poi saldare il resto a scaglioni, dopo sei mesi: una proposta che a via Napoli avrebbero voluto consolidare, ma che i lavoratori hanno respinto decidendo di scendere in piazza. In attesa, inutile dirlo, che sulla vertenza si decida a entrare anche la Regione Puglia, prima che la situazione peggiori…(fdm)

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