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“Un famoso birbone o un letterato insigne”

Si racconta che Mons. Giuseppe Orlandi, vescovo di Giovinazzo, colpito dalla prontezza di spirito e dall’intelligenza fuori dal comune del ragazzo, pronosticasse  affettuosamente che Vitangelo sarebbe diventato “un famoso birbone o un letterato insigne”.  Il prelato terlizzese, cui non mancava il senso dello humour, sapeva bene d’essere in torto sul primo punto. Quanto al secondo punto, ebbe parzialmente ragione. Vitangelo Bisceglia, fu infatti accademico, letterato, storico e giurista di tale spessore da essere definito dai contemporanei “spirito enciclopedico, l’onore delle muse”. La sua fama, tuttavia, resta legata allo studio della botanica e della biologia. Nato il 30 novembre 1749 a Terlizzi (per cui ne ricorre oggi il 270esimo anniversario), città nella quale si sarebbe spento nel 1817, Bisceglia si occupò delle “piante tintorie” di casa nostra, del “moto spontaneo degli ulivi”, della “degenerazione del frumento”, delle cause che procurano “il tetano e il torcimento al collo delle pecore” e di altri argomenti legati alla vita delle piante e all’agricoltura. La varietà degli argomenti considerati offre un’idea del quadro della Puglia nella seconda metà del Settecento. Una terra nella quale i colori per le stoffe erano ricavati dalle piante, e il frumento non era trattato con pesticidi, quindi si guastava facilmente, e lo sviluppo naturale dell’olivo era assecondato, invece che dannosamente pilotato in vista di una produzione di innaturale quantità. Bisceglia, si è detto, si occupò anche d’infezione tetanica e del correlato fenomeno del torcimento del collo delle pecore. E’ noto che questa malattia infettiva produce paralisi spastiche diversamente localizzate a seconda che colpisca l’uomo oppure questo o quell’animale. Nella pecora tale irrigidimento si riscontra nella muscolatura del collo, per cui esso si piega a destra o a sinistra anche oltre i limiti della torsione, spesso provocando la morte per soffocamento. Il Clostridium Tetani è un bacillo stanziale nel tratto gastroenterico di molti mammiferi erbivori, soprattutto equini e ovini. L’eliminazione delle spore con le feci di questi animali fa sì che il rischio di infezione sia massimo nei ‘campi tetanigeni’, zone umide e argillose sottoposte a concimazione o dove avviene l’allevamento di questi animali. Le ferite penetranti, soprattutto da filo spinato, o quelle lacero-contuse prodotte da cadute, vetri, pietre o attrezzi agricoli, sono le maggiori responsabili di tossinfezione tetanica nei paesi industrializzati. Una volta, quando si usava il concime di cavallo, anche le  punture da spina di rosa potevano essere fatali. – Nell’immagine, Vitantonio Bisceglie in un’incisione d’epoca eseguita da Carlo Biondi.

Italo Interesse

 

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