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L’edilizia giudiziaria è una “passerella” elettorale per Bonafede e Decaro

Anche un tema serio ed importante, quale è – per l’appunto – quello dell’edilizia giudiziaria, a dieci giorni dal voto delle europee e di elezione del sindaco e rinnovo del Consiglio comunale, a Bari diventa necessariamente una “passerella” per la politica e per le polemiche. Infatti, la recente visita barese del  ministro alla Giustizia, Alfonso Bonafede del M5S, al Palazzo a Poggiofranco di via Saverio Diogardi che da alcuni mesi ospita gli Uffici della Procura ed alcune aule della giustizia penale ed il sopralluogo all’area delle ex-Casermette del quartiere Carrassi, indicate dal Comune per la realizzazione di un “Polo” unico di giustizia, senza invitare il sindaco Antonio Decaro, è subito divenuta occasione di una possibile polemica istituzionale. Polemica innescata da chi ha chiesto al ministro Bonafede: “Il Comune non è stato invitato?” . “Ci sono i tecnici” ha risposto il Guardasigilli. Risposta, però, smentita dal Primo cittadino di Bari, Antonio Decaro, che, partecipando alla riunione con Bonafede nel Tribunale di piazza Enrico De Nicola su invito del presidente della Corte d’Appello, Franco Cassano, ha dichiarato: “Non c’era nessun tecnico del Comune, nessuno ha intenzione di fare polemiche, perché i sindaci hanno il senso di responsabilità e il mio senso di responsabilità oggi mi fa pensare solo alla questione dell’edilizia giudiziaria”. La giornata barese del ministro alla Giustizia si era aperta con la visita a Poggiofranco del Palazzo ex Telecom, ora trasformato per ospitare gli Uffici giudiziari e dove è stato accolto dai vertici di detti Uffici, ossia il Procuratore della Repubblica, Giuseppe Volpe, la procuratrice generale Annamaria Tosto, i rispettivi Presidenti del Tribunale e della Corte d’Appello,  Domenico De Facendis eCassano, dai vertici locali dell’Anm (Associazione nazionale magistrati), il presidente Giuseppe Battistae dell’Avvocatura, il presidente dell’Ordine forenseGiovanni Stefanì. “Un anno fa sono venuto a Bari e la giustizia era finita nelle tende – ha detto Bonafede durante la visita all’immobile di Poggiofranco  – oggi ho fatto un sopralluogo in un palazzo di dieci piani, c’è stata la consegna di ulteriori due, dove già la giustizia lavora. In tempi record abbiamo tolto la giustizia dalle tende, l’abbiamo portata prima in due sedi provvisorie e poi in una sede dignitosa, dove finalmente si può lavorare”.E, proseguendo, ha commentato: “Certo, neanche quella è una soluzione definitiva”, esclamando: “Non ho voluto nominare nessun Commissario, perché ci ho messo la mia faccia fin dal primo momento!” Mentre davanti alle ex-Casermette il Guardasigilli ha dichiarato: “Siamo qui a parlare della cittadella giudiziaria di Bari con un progetto che segue una nuova logica di come si devono fare le opere: sul demanio, su spazi che allo Stato non servivano più, che ora noi riutilizziamo per un progetto molto ambizioso”. Sui tempi di realizzazione di questo polo, Bonafede invece ha detto: “Non prometto mai niente se non sono certo di quello che dico, bisogna vedere l’esito della fase di progettazione”. Di certo, però, la firma del protocollo per la realizzazione del Polo della giustizia barese alle ex Casermette è slittata dal 28 maggio a metà giugno. Ossia, a quando le elezioni amministrative sarà sicuramente concluse, tenendo conto anche un possibile ballottaggio il 9 Giugno, e quindi il nome del prossimo Primo cittadino di Bari sarà noto con certezza. Infatti, ha dichiarato Bonafede: “Qui ci sono le elezioni e non volevo che la giustizia entrasse nelle dinamiche elettorali”, assicurando l’esistenza dei fondi necessari, 94 milioni di Euro,  per avviare il progetto esecutivo e la costruzione del primo lotto. E sulla necessità del rinvio della firma  del protocollo a dopo l’eventuale ballottaggio per le amministrative, il ministro ha chiarito: “È giusto che il nuovo sindaco, qualunque esso sia, possa fare le valutazioni che crede all’inizio della nuova consiliatura”. Ma verosimilmente i tempi per la sottoscrizione del protocollo tra Comune e Ministero saranno ancor più lunghi di quelli accennati dal ministro, poiché il prossimo Sindaco di Bari avrà bisogno necessariamente e preventivamente di una delibera di Giunta per farsi autorizzare alla sottoscrizione dell’intesa. E ciò difficilmente sarà possibile entro la metà del prossimo mese, soprattutto se il prossimo Primo cittadino dovesse essere scelto al ballottaggio, avendo in tal caso tempi ristrettissimi per la nomina della nuova Giunta comunale e per la messa a punto della delibera accennata. Ma il problema per portare a compimento a Bari, in tempi brevi, un Polo unico della giustizia chiaramente non è solo questo. Infatti, è stato lo stesso sindaco Decaro a dichiarare che 94 milioni di Euro sono insufficienti per coprire i costi dell’intera operazione ed a spiegare alcuni degli altri necessari passaggi tecnici e burocratici che devono essere messi in atto prima di poter dare inizio all’opera. E, proprio sui tempi di realizzo, ildeputato barese Francesco Paolo Sisto di Forza Italia ha incentrato una polemica politica sia con Bonafede che con Decaro. Infatti, ha dichiarato Sisto: “”Bonafede si presenta a Bari come fosse San Nicola. In prosecuzione della festa del Santo Patrono benedice tutti ma, anziché dispensare miracoli, ammannisce ‘supercazzole’. Perché tale è la promessa di un polo della giustizia entro breve in una

zona, come quella delle casermette, impossibile”. Infatti, ha spiegato Sisto: “Persino il sindaco Decaro, altro venditore di fumo, sa bene che quella è una zona destinata a verde di quartiere. Per cui, anche un’eventuale, dispendiosa e complicata modifica del Piano regolatore, corre il rischio di essere incapace di consentire l’insediamento degli Uffici giudiziari; a parte il tema della viabilità che per essere riscritta avrà bisogno di procedure e lavori senza fine, concludendo che “le scorribande in campagna elettorale offendono Bari e i baresi e il profitto che Bonafede, da un lato, e Decaro, dall’altro, vogliono trarne è ingiusto, mirato com’è ad ingannare il consenso”. “Intanto – ha rilevato l’esponente forzista – la giustizia a Bari vive, o meglio muore, in otto luoghi distanti e mortificanti”, esclamando in fine: “Grazie a Emiliano, grazie a Decaro, grazie a Bonafede!”. Invece, altri esponenti locali del partito di Silvio Berlusconi, guidati dal consigliere comunale Giuseppe Carrieri, anch’egli come Sisto di professione avvocato, nei pressi di un hotel cittadino dove Bonafede ha tenuto una conferenza stampa, hanno fatto esporre uno striscione su scritto: “No casermette”. Ed all’arrivo del Guardasigilli  hanno tuonato più volte la frase: “Ministro non si faccia portare sulla cattiva strada da Decaro”. Protesta, questa, giustificata dallo stesso Carrieri, che ha dichiarato: “C’é un problema serio a Bari, ma siccome al ministro abbiamo consegnato un dossier a cui non ha mai risposto, abbiamo deciso di esporre oggi questo striscione”. Infatti, subito dopo sempre Carrieri ha spiegato di aver raccontato al Guardasigilli che a Bari “ci sono edifici pubblici da riqualificare in tempi più brevi, che abbiamo uno studio di fattibilità già pronto, ma non ci hanno mai risposto”.  E, quindi, molti cittadini in presenza di tali silenzi incuriositi forse si domandano: “Chissà perché?” Come pure silente sull’argomento è sempre stata l’Amministrazione barese uscente che, pur avendo ricevuto una richiesta ai sensi dell’articolo 42 dello Statuto comunale, sottoscritta da oltre 2000 baresi, di far pronunciare il Consiglio comunale sulla possibilità di lasciare nel quartiere Libertà gli Uffici giudiziari, con una soluzione “Arcipelago”, oppure se delocalizzarli in un “Polo unico”, pur avendo iscritto da oltre un anno e mezzo il punto all’Odg dell’Assemblea cittadina, concretamente non si è mai adoperata affinché si discutesse in Aula della questione. Lasciando così che fosse sempre e solo il sindaco Decaro a decidere con la sua giunta. Intanto, alla notizia di Bonafede che confermerebbe la scelta del sindaco uscente Decaro di un possibile “Polo” giudiziario alle ex Casermette di Carrassi, c’è chi a Bari, forse, nell’imprenditoria locale d’assalto ha già pensato: “Piatto ricco, mi ci ficco!”.

 

 

Giuseppe Palella

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