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Per il Pd “grane” in vista a Barletta e Brindisi. Rischio commissariamento per Lacarra?

A meno di una settimana dalle elezioni amministrative che in Puglia interesseranno 56 Comuni, di cui 14 con popolazione superiore a 15mila abitanti e, quindi, con possibilità di eventuali ballottaggi, nel Pd pugliese sono scoppiate due “grane” politiche, una a Barletta e l’altra a Brindisi, che verosimilmente metteranno a dura prova l’immagine di compattezza del partito di Enrico Letta nella nostra regione. Infatti, da come si evolveranno le scelte interne del Pd al Comune di Barletta ed a quello di Brindisi, si potrà forse capire quanto autonomi siano i vertici locali dei Dem in Puglia rispetto ad una guida regionale del partito, quella dell’on. Marco Lacarra, che – secondo alcuni addetti ai lavori – finora si è mostrata quasi sempre eterodiretta dal presidente della Regione, Michele Emiliano.Ma veniamo ai fatti. Il sindaco di Barletta, Cosimo Damiano Cannito, eletto a giugno del 2018 a capo di una coalizione di liste civiche, tra le quali alcune di chiara ispirazione di centrodestra ed in netta contrapposizione al candidato sindaco di centrosinistra sostenuto da Pd, si è dimesso il 27 settembre scorso “per una crisi politica” interna alla maggioranza. Ora, però, – secondo quanto comunicato con una nota dal governatore pugliese, Emiliano, il sindaco dimissionario di Barletta, pur di restare in sella al Comune della Città della disfida, sarebbe disponibile a farsi sostenere da una nuova maggioranza che potrebbe formarsi con un ribaltone all’interno dell’Aula consigliare, qualora i rappresentanti dell’opposizione di centrosinistra, e quindi a capo quelli del Pd, decidessero di non andare alle urne anticipatamente. Infatti, Emiliano ha comunicato: “Cannito mi ha illustrato la situazione politica che ha determinato la sua decisione, precisando che l’attuale maggioranza di centrodestra non ha più i numeri sufficienti per governare la città. Al fine di non lasciare Barletta senza governo nella attuale emergenza economica e sanitaria, Cannito mi ha comunicato inoltre la sua disponibilità a costituire una maggioranza che ricostruisca l’unità del centrosinistra e delle forze progressiste che governano la Regione Puglia”. Pertanto, il governatore pugliese, proseguendo, ha dichiarato: “Ho preso atto di tale disponibilità comunicandola al segretario regionale del Partito democratico, Marco Lacarra, ai consiglieri regionali eletti nella provincia Barletta-Andria-Trani, al capogruppo alla Regione Puglia del M5S”, al fine di “verificare la fattibilità di questa ipotesi”. Emiliano nei prossimi giorni, inoltre, convocherà i consiglieri regionali di maggioranza eletti nella provincia Bat, i segretari e i responsabili dei partiti, delle liste e dei movimenti di riferimento della maggioranza alla Regione Puglia, i consiglieri comunali di Barletta che, successivamente alle dimissioni del sindaco Cannito, hanno firmato la mozione di sfiducia nei suoi confronti, con l’intento probabilmente di convincerli ad accettare la proposta di ribaltone sottopostagli da Cannito. Un’ipotesi a cui lo stesso Emiliano potrebbe, forse, aver già dato il suo “ok”. Infatti, forse non a caso, il governatore pugliese ha concluso dicendo: “Ringrazio il sindaco Cannito per le sue comunicazioni, apprezzo il suo intento e il senso di responsabilità che ha mostrato nello svolgimento della sua funzione amministrativa”. Ma a declinare l’invito di Emiliano, già prima di qualsiasi incontro con lui ed il segretario regionale Lacarra, è stato il Pd di Barletta che con una nota ha fatto subito sapere di aver già deciso. Infatti, si legge nel comunicato che il partito “ringrazia il presidente Michele Emiliano per l’interesse nei confronti della situazione politica cittadina”, perché “Il suo intervento conferma un grande senso di responsabilità istituzionale”, tuttavia, “il tempo delle ricomposizioni” è “ormai scaduto e non esistano margini per ricreare da zero le condizioni di una nuova amministrazione”. Infatti, si rileva nella nota, “non si possono ignorare tre anni fallimentari e il sostegno dell’intero centrodestra all’azione amministrativa del sindaco Cannito”, così come “non si possono immaginare ribaltoni di governo che minerebbero la credibilità del partito”. “Pertanto – prosegue la nota – ora è giusto che la parola torni agli elettori”, perché sei mesi di commissariamento non hanno motivo di spaventarci e il prefetto ha dato precise garanzie in tal senso”, chiarendo che “in questa direzione va la mozione di sfiducia contro il primo cittadino che abbiamo sottoscritto insieme alle altre forze di opposizione”. Un percorso, per il Pd di Barletta, avviato nella consapevolezza che solo con una netta inversione di rotta è possibile ripristinare un equilibrio sul piano politico” locale ed a cui i Dem barlettani, per responsabilità e rispetto del mandato che gli elettori gli hanno affidato tre anni fa, non intendono sottrarsi. Perciò, dal Pd di Barletta hanno già fatto sapere che porteranno avanti “con coerenza le azioni intraprese”, perché per loro “indietro non si torna”. La seconda recente “grana” per il Pd pugliese – come detto – è scoppiata a Brindisi, dove la presidente dell’assemblea provinciale del Pd brindisino, Rosy Barretta, imprenditrice, ha rassegnato le dimissioni “irrevocabili” non condividendo più la linea locale del partito. Negli ultimi tempi, diversi i temi di scontro all’interno dei Dem brindisini, dall’ammodernamento del porto agli investimenti nella zona industriale. Non idilliaci anche i rapporti di Barretta con il sindaco di Brindisi, Riccardo Rossi, sostenutonella sua azione politica proprio dal Pd locale. Ma “la goccia che ha fatto traboccare il vaso”, come scrive nella lettera di dimissioni, è stato il “negato” rinnovo della tessera diiscrizione al Pd per il 2020, che impedirà alla stessa Barretta e “ad altri iscritti che in passato hanno avuto ruoli di rilievo nel partito” di partecipare al “congresso cittadino che si dovrebbe tenere in date ricomprese tra il 26 novembre 2021 e il 19 dicembre 2021”. “Una situazione incresciosa” – ha riferito inoltre la ex presidente provinciale del Pd, che “mi crea non poco disagio”. Ma si tratta solo “della punta dell’iceberg”, perchè – ha affermato ancora Barretta – le ragioni sono politiche. Ovvero, “il Pd di Brindisi – per Barretta – è alla frutta”, aggiungendo: “Il senso di disaffezione al partito è di evidenza tangibile. Mi fa male constatare che il Pd di Brindisi venga percepito non più come partito dei rappresentati, ma come partito dei rappresentanti”. Insomma, gli “ingredienti” per far esplodere il Pd in due grosse realtà come Barletta e Brindisi ci sono forse tutti, qualora il segretario regionale Lacarra, in questo scorcio di fine mandato non fosse in grado di gestire al meglio le “grane” innanzi accennate. Anzi, c’è di più! Infatti, se i risultati che usciranno dal voto amministrativo di domenica e lunedì prossimi per il Pd pugliese non saranno quelli sperati (ed il dubbio di alcuni in tal senso non è affatto infondato), allora i presupposti per un commissariamento del Pd regionale da parte del segretario nazionale, Letta, potrebbero esserci davvero tutti. Ma anche per questa eventualità molto dipenderà dell’esito delle supplettive alla Camera che si svolgeranno il 3 e 4 ottobre prossimi nel collego uninominale di Siena, dove a sottoporsi al giudizio degli elettori sarà proprio lo stesso segretario Letta. Vedremo che succederà lì, per capire di più su cosa potrebbe accadere qui in Puglia per il Pd.

 

Giuseppe Palella


Pubblicato il 30 Settembre 2021

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