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Rione San Paolo: luci e ombre

Rione San Paolo di Bari: luci e ombre. E’ il ritratto che emerge da questa intervista con Roberto Falco, fondatore del social Futuro Italia con 10.000 aderenti. Presto potrebbe darsi una veste giuridica, ma del tutto apolitica.

Falco, lei è una delle anime del San Paolo nel quale è cresciuto, vive e lavora e conosce bene questa realtà. Che immagine ha il San Paolo?

“Dobbiamo esaminare vari punti di vista. Se partiamo, ad esempio, da quello dei mezzi di trasporto e dei collegamenti col centro, le cose sono migliorate, anche se il materiale bus utilizzato è spesso datato e non sempre puntuale. In quanto alla viabilità, accanto alle cose positive, mi tocca segnalarne una che a un anno non ha avuto ancora soluzione e che crea intralcio alla circolazione”.

Quale?

“Parlo della bretella che da Viale Europa collega verso l’Interporto. Bisognerebbe darsi una mossa, perchè quest’area risulta spesso congestionata”.

Risolto il caso dei cattivi odori?

“No e questo è problematico specie nel periodo estivo quando la gente deve stare con le finestre aperte. So che due ditte delle vicinanze sono state identificate perchè le istituzioni hanno effettuato controlli”.

Situazione giovanile?

“Qui vengono le note dolenti. Usando una metafora, posso paragonare la situazione a quella di un barbecue che ha il carbone spento alla superficie ma il fuoco sotto. Dieci anni fa avevamo la squadra San Paolo Bari con ben 600 ragazzi del settore giovanile che si allevano. Si parlò persino del nuovo Chievo. Poi cedemmo il titolo sportivo a un gruppo altamurano e le cose sono andate in malora. Quella istituzione calcistica non fungeva solo da luogo di allenamento, ma da aggregazione sociale, toglieva i ragazzi dalla strada.  Da allora, tanti di quelli che non hanno voglia o la passione per altri sport o passatempi, si sono dedicati a cose meno belle, vanno sbandati.

L’ ozio è amico del vizio. Mi giunge voce che alcuni si sono dedicati anche ad atti di violenza e sopraffazione che devono essere condannati e fermati”.

Commercio?

“La zona industriale che prima era un fiore all’occhiello, adesso è una specie di cimitero degli elefanti. Da linfa vitale a decadenza, il piccolo commercio più o meno regge, anche se a fatica per la presenza dei centri commerciali. Certamente, e lo sento dalle discussioni della gente che si fa opinionista, dopo il Covid è cresciuta la preoccupazione e anche una certa insofferenza”.

Ma da questo orecchio, a livello nazionale, la politica non ci sente, partite Iva e piccoli commercianti sono allo stremo.

Bruno Volpe

 

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