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Sole, mare e anarchia

All’inizio e alla fine del mese scorso l’Area Protetta di Torre Guaceto ha rischiato di essere divorata dalle fiamme, la prima volta – si sospetta – per fuoco doloso, la seconda per stoppie date avventatamente alle fiamme. Nell’ambito dei rimedi a cui l’Autorità competente sta ricorrendo contro piromani e contadini non coscienziosi, rientra il recentissimo divieto di fumo all’interno della stessa area. Considerata la vocazione anche balneare di Torre Guaceto, la disposizione consente di tornare a riflettere una volta di più sulle cattive abitudini da spiaggia. Una di queste è la leggerezza con cui molti bagnanti abbandonano mozziconi sull’arenile, scambiando lo stesso per uno di quei cestini metallici con uno strato di sabbia sul fondo in cui i fumatori conferiscono i loro rifiuti. Con la differenza che in quei cestini, anche quando non si spegne subito, il mozzicone resta inoffensivo. Ma, se gettato tra la sabbia, esso si posiziona in verticale e dalla parte accesa? Povero chi ci posa il piede (sorvolando sul fatto che i mozziconi di sigaretta non sono biodegradabili). Il fumo, tuttavia, non è che una delle tante forme di maleducazione da spiaggia. Soprattutto da spiaggia libera. Certamente indigna, là dove gli arenili sono brevi e rari (per esempio il tratto da Bari a Brindisi), vedere il 50% di spiaggia lottizzato da stabilimenti balneari, per cui chi non voglia o non possa pagare deve affollarsi nella restante metà. Tuttavia, quale abisso tra l’ordine geometrico di ombrelloni dislocati in modo da assegnare il giusto ‘spazio vitale’ a bagnante e l’anarchia di teli, asciugamani, tende, materassini, tavoli da pic nic… Una selva di corpi, cose e rifiuti che obbliga a percorsi tortuosi e snervanti per raggiungere il mare o per ritrovare il punto di partenza al ritorno dal bagno. Ma fosse solo questo. I guasti di questa promiscuità da disperati sono ingigantiti dal malvezzo del parlare a voce alta o del volume inutilmente elevato di cellulari impiegati come fonte musicale. Completano tanto desolante quadro l’abbandono di cartacce (e mozziconi), la minaccia igienica di cani al seguito e la disinvoltura con cui si sputa in terra o con cui si fuma senza badare al vicino d’ombrellone, che può essere anche a un metro e mezzo di distanza. Esistono rimedi? Completare la privatizzazione degli arenili sarebbe iniquo. La presenza di agenti di Polizia Locale è impensabile per carenze d’organico. Allora? E allora resta il buon senso, questo codice normativo non scritto, dettato da un sentire profondo e dall’istinto solidale, che dovrebbero albergare in ogni persona ragionevole soccorrendola nelle scelte da adottare là dove la Legge latita, considerati luoghi e circostanze. Ma il buon senso è diventato merce rara.

Italo Interesse

 

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