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A guidare il centrodestra alle regionali sarà un esponente di Fratelli d’Italia

Tre ore di faccia a faccia ad Arcore tra Silvio Berlusconi (Fi), Matteo Salvini (Lega) e
Giorgia Meloni (Fdi) per fare finalmente il punto sulle candidature del centrodestra alla presidenza delle otto regioni in cui si andrà al voto nel 2020. Nel corso dell’incontro meneghino di ieri (ndr – per chi legge sabato) sarebbero stati individuati sia i profili dei candidati da presentare che lo schema per l’indicazione delle candidature alle tre tradizionali componenti della coalizione di centrodestra, confermando a Fdi la guida della coalizione nelle Marche ed in Puglia, mentre a Forza Italia andranno i candidati presidenti rispettivamente in Calabria e Campania. Invece alla Lega, dopo l’Emilia Romagna, spetterà indicare il nome del candidato presidente in Toscana. In fine, per Liguria e Veneto i rispettivi presidenti uscenti sarebbero riproposti. Mentre per il nome del candidato di centrodestra alla carica di sindaco di Roma, l’argomento non sarebbe stato neppure accennato. I nomi dei candidati presidenti non ancora precisati, per il momento, sono stati tenuti coperti anche se – stante a qualche indiscrezione – un’intesa di massima dovrebbe essere già stata raggiunta. I tre principali leader del centrodestra al termine dell’incontro ad Arcore hanno assicurato che la coalizione sarà compatta e determinata a vincere in tutte le regioni chiamate al voto, anche perché la competizione elettorale – a loro dire – confermerà che la Sinistra ed il M5s non hanno più la fiducia degli italiani, considerato che in tutti i sondaggi il centrodestra risulterebbe in testa ovunque. Quindi, sembrerebbero ormai confermate le voci che da circa un paio di mesi davano il candidato presidente pugliese del centrodestra in quota al partito di Fratelli d’Italia. Pertanto, in Puglia, resta solo da scoprire se anche l’indiscrezione relativa al nome che guiderà la coalizione sarà confermata o meno. Vale a dire, l’eurodeputato pugliese di Fdi, Raffaele Fitto. Ma questa curiosità potrebbe essere forse appagata già lunedì 16 dicembre, quando verrà a Bari la leader di Fdi, Meloni per l’appunto, per una convention pubblica di partito alla Fiera del Levante. Infatti, è possibile che in detta occasione la Meloni riveli il nome che il suo partito sceglierà per tentare la riconquista della Regione Puglia al centrodestra. E, a fronte di un centrodestra compatto e determinato (almeno nelle apparenze), in Puglia la maggioranza di centrosinistra continua a mostrare non poche crepe al suo interno. Crepe che in alcuni casi non riguardano soltanto gli interessati alla corsa delle primarie del 12 gennaio prossimo, per la scelta del nome da candidare a capo della coalizione, vale a dire tra il governatore uscente, Michele Emiliano, l’ex eurodeputata Elena Gentile, il consigliere regionale Fabiano Amati, questi ultimi entrambi del Pd, ed il sociologo Leonardo Palmisano, ma anche altri pezzi importanti della stessa coalizione di centrosinistra, così come ha denunciato da ultimo, con una nota, il consigliere regionale Mario Romano del gruppo de “I Popolari per Emiliano”. Infatti, ha esordito Romano nella sua denuncia: “Non è possibile continuare ad assistere a duri scontri verbali e non dare la plastica dimostrazione delle lacerazioni presenti nella maggioranza di centrosinistra, come accaduto nell’ultimo Consiglio regionale, quando siamo stati chiamati a discutere, del ‘Piano casa’, provvedimento considerato dai più necessario per il rilancio del settore dell’edilizia e quindi dell’economia regionale. Sono episodi questi, a mio giudizio, che mortificano le coscienze di noi consiglieri regionali nel dover constatare e, non è la prima volta, il venir meno nelle sedute consiliari delle condizioni per un confronto serio e costruttivo”. Denuncia, questa, a cui Romano ha inoltre rincarato la dose accompagnandola ad una inevitabile riflessione, Infatti, ha poi aggiunto l’esponente salentino di area Udc: “Al tempo stesso mi inducono ad una riflessione e a interrogarmi sul ruolo che dovrebbe esercitare la politica che, in quanto scienza e arte di governare, ha oggi smarrito la sua originale funzione, essendo divenuta conflitto, contrapposizione, scontro. Il senso di smarrimento che provo, alla pari di altri, l’ho ricondotto all’assenza di direzione politica e amministrativa, alla mancanza di dialogo e, non me ne voglia nessuno, ad una concezione errata che più di qualcuno ha della politica nel voler imporre le proprie direttive, le proprie decisioni. Gli uomini soli al comando sono la negazione della democrazia la quale, invece, è condivisione, partecipazione alle scelte di interesse collettivo”. Ed ancora lo stesso Romano:  “In tutto questo i partiti e i movimenti che compongono la coalizione di centrosinistra sono latitanti. Non svolgono alcuna funzione propositiva e di controllo e i loro rappresentanti preferiscono rimanere silenti e obbedire e se qualcuno su qualche problema manifesta un’opinione diversa da quella indicata, viene accusato di lesa maestà e considerato eretico come se, in ragione della comune appartenenza, non remassimo nella stessa direzione. L’immagine che stiamo dando è preoccupante e l’opinione pubblica, sempre attenta, si allontana ancor di più dalla politica e dalle Istituzioni”. Insomma, si chiede in fine Romano “con quale spirito ci presenteremo al cospetto dei nostri elettori che, da osservatori quali sono, rifiuteranno il confronto per non avere visto risolti i loro problemi”, ammonendo che “in questo ultimo scorcio di legislatura è necessario risintonizzarci con i cittadini, informando loro dei motivi che hanno portato ad adottare determinate decisioni, soprattutto se da questi sono state ritenute penalizzanti per i loro territori, con riferimento al piano di riordino ospedaliero, che tanto malessere ha creato e continua a creare, alle strutture socio-assistenziali, ai consorzi di bonifica, divenuti un bancomat, senza che corrispondano ai servizi richiesti da parte degli agricoltori, all’Acquedotto Pugliese, all’Arif, alla Xilella, che ha piegato tutta l’economia del comparto agricolo e, non per ultimo, al problema relativo al mondo venatorio, da molti sottovalutato, che conta, solo per parlare dei cacciatori,senza l’indotto, circa 25.000 persone, inviperite e offese per non essere stati capaci di dare loro risposte serie e soddisfacenti che attendono da anni”, per concludere con la domanda: “Ci riusciremo?” e una risposta: “Chissà!”. In realtà, la nota di Romano più che un invito a riflettere, sembrerebbe il preludio ad un addio alla maggioranza di cui fa parte. Infatti, a fargli eco e quasi ad esortarlo all’addio al centrosinistra registriamo una nota dalla esponente regionale forzista Francesca Franzoso, che ha così commentato lo “sfogo” del collega salentino di maggioranza: “Finalmente un po’ di sana autocritica. Nel dare atto al collega Romano della sua onestà intellettuale, non posso che associarmi alla sua lucida disamina dei fatti con cui ha sapientemente illustrato i fallimenti e del governo Emiliano”. Infatti, Franzoso ha poi rilevato di non avere “niente da aggiungere alla efficace rassegna di flop del Governatore (ndr – pugliese)”, perché “Mario Romano non ha dimenticato niente: dalla ridicola gestione della Xylella – passata dal negazionismo al complottismo – alla politica sanitaria di chiusura selvaggia di ospedali; dal dilettantismo sul Psr, fino alla raffica di Agenzie piazzate lì come uffici di collocamento. Il tutto, come acutamente illustrato dal presidente (ndr – di commissione) Romano, condito da una smisurata arroganza e da populismo sfrenato”.  Apprezzamenti seguiti dal “consiglio al collega e all’armata Brancaleone che ancora arranca dietro al Governatore, di cedere le armi”. Ed financo “allo stesso Governatore di ritirarsi”, perché “la politica non fa per lui”. Ma questo, chiaramente, non può essere di certo Franzoso a stabilirlo, né a deciderlo.

 

 

Giuseppe Palella

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