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Altro rinvio per la decadenza di Cassano da dg dell’Arpal

Il Consiglio regionale della Puglia ha deciso di rinviare ancora una volta la discussione della proposta di legge, presentata da tre consiglieri del Pd e uno del gruppo Misto, per modificare la governance dell’Arpal, ossia dell’Agenzia regionale per le politiche attive del lavoro. Se la proposta di legge rinviata nuovamente dall’Assemblea pugliese fosse stata approvata, sarebbe decaduto dall’incarico il direttore generale, Massimo Cassano, candidato in Puglia – come è noto – alle recenti elezioni nelle liste di “Azione” il cui leader è l’ex ministro Carlo Calenda. La candidatura di Cassano – come si ricorderà – aveva creato polemiche nel centrosinistra pugliese, poiché il dg di Arpal (che è leader della civica “Puglia popolare” che nel 2020 alle regionali ha sostenuto la riconferma a governatore di Michele Emiliano) durante la campagna elettorale aveva dichiarato di essere passato all’opposizione e quindi di non fare più parte della maggioranza. Ieri, invece, la proposta di legge era all’ordine del giorno è stata rinviata, e quindi evitata anche la decadenza dall’Arpal del dg, proprio grazie a 25 voti favorevoli della maggioranza giallo-rossa che, su richiesta del capogruppo della lista “Con” di Emiliano, Giuseppe Tupputi, ha accolto con voto segreto il rinvio della discussione. Pressocché opposte le posizioni registrate in Aula tra la maggioranza giallo-rossa, che ha giustificato l’ennesimo rinvio ipotizzando, successivamente, l’approvazione di modifica della governance in tutte le Agenzie regionali, per essere gestite da un Consiglio di amministrazione anziché da un dg, e  l’opposizione di centrodestra che ha chiesto invece l’eliminazione  di Arpal – come è in molte Regioni – ed il trasferimento dei compiti fino ad oggi svolti da detta Agenzia, in capo all’Assessorato al lavoro. Infatti, il Gruppo regionale dei sei consiglieri di “Fratelli d’Italia”, in una nota congiunta, ha dichiarato: “Semmai si fosse discussa la legge proposta dal consigliere Amati, noi avremmo messo ai voti un unico emendamento”, ovvero “l’abolizione dell’Arpal e il trasferimento delle funzioni all’Assessorato al Lavoro”, evidenziando che ciò “accade anche nel Lazio governata dal Pd, ma anche in Lombardia, Friuli, Abruzzo e Marche dove governa il centrodestra”. Mentre lì dove esiste l’Agenzia – hanno sottolineato gli esponenti pugliesi del partito di Giorgia, cioè in Toscana ed Emilia Romagna, “il numero dei dipendenti oscilla fra i 400 e i 600. In Puglia (ndr – invece) sono 1.600!”. Difatti, hanno commentato i consiglieri di Fdi: “la saga del poltronificio è diventato uno spettacolo fisso per il Consiglio regionale”, poichè “per rimuovere il direttore generale dell’Arpal (che noi abbiamo tentato in ogni modo che non fosse nominato perché aveva il curriculum peggiore degli altri 35 concorrenti) la soluzione trovata è di triplicare le poltrone, non solo all’Agenzia del Lavoro, ma in tutte le Agenzie!” “Una moltiplicazione che – per Fdi – fa invidia anche a quella evangelica, se si pensa a quanti movimenti e partitini il presidente Emiliano riuscirà a sistemare nei consigli di amministrazione nella speranza di poter vincere le prossime competizioni elettorali”. Infatti, hanno ricordato i consiglieri di Fdi ai colleghi del Pd, “se oggi sono maggioranza è proprio perché la nomina di dg a un leader politico regionale prevedeva come contropartita proprio la presentazione di una lista elettorale a sostegno del candidato presidente Emiliano” alle scorse regionali.  Contrari all’Arpal anche l’opposizione leghista pugliese che, con una nota del capogruppo Davide Bellomo, ha dichiarato: “
“Sulla vicenda Arpal la maggioranza di sinistra sta mettendo in scena il festival della microfisica del potere”. Ovvero “l’ennesimo rinvio della discussione sulla proposta di legge per la modifica dell’assetto dell’Agenzia per le politiche attive del lavoro dimostra che dalle parti di Emiliano regna il caos più totale”. La contrarietà leghista è stata spiegata affermando che “comunque si debbano sempre prevedere per qualsiasi ruolo apicale requisiti di professionalità, onorabilità e autonomia”. Mentre – ha rilevato Bellomo – “assistiamo ad una vicenda paradossale, dove la politica mostra il suo volto peggiore, tra dichiarazioni ufficiali e ufficiose, balletti di responsabilità, tra chi quel dg (ndr – Cassano) lo ha votato, anche a dispetto dei curricula, e oggi vorrebbe mandarlo a casa, e chi non lo ha votato, facendosi scudo della segretezza del voto e oggi a parole vorrebbe sostituirlo”. Infatti, per il Capogruppo del partito pugliese di Matteo Salvini – “la verità è che una simile operazione, qualora fosse realmente questa la volontà della maggioranza, potrebbe essere fatta con una semplice mozione di sfiducia che, in maniera analitica, elencasse le cose inenarrabili che oggi il Pd ha scoperto sull’uomo al quale ha affidato un ruolo apicale così delicato”. Tra l’altro – ha concluso Bellomo – “in un settore, quello delle politiche attive in materia di lavoro, di grande rilevanza economica e ancor di più sociale”. Critico nei confronti del governo regionale e della maggioranza stessa di cui fa parte è stato il presidente della I Commissione (Bilancio), il consigliere Fabiano Amati del Pd, che risulta tra i firmatari della pdl di riforma dell’Arpal e che, con riferimento a quanto accaduto ieri in Consiglio, ha commentato: “Gran parte della maggioranza salva Cassano, forse per coprire tutte le coincidenze tra assunzioni all’Arpal, fede politica e parentele, e buca la legge sul fine vita”. Ossia, per Amati, “due punti fondamentali, l’uno di buon andamento della pubblica amministrazione e l’altro sui tanto decantati diritti civili, peraltro propagandati nei programmi elettorali”. Quindi, ha aggiunto il presidente della I Commissione regionale, “una combinazione di complicità, crudeltà, eversione e caos sono ormai gli ingredienti”. Però, ha concluso Amati, “io farò di tutto per riportare il mio partito al governo delle cose serie e concrete, distaccandolo dai giochi di potere suggeriti dal presidente Emiliano”.  Infatti, lo stesso Amati, rivolgendosi agli altri rappresentati della sua stessa maggioranza che ha votato per il rinvio della pdl di riforma dell’Arpal, si è chiesto: “Cosa pensano le persone di noi quando facciamo così?” Ma per Amati c’è di più, perché i suoi colleghi della maggioranza giallo-rossa “presi dall’obiettivo Cassano hanno sacrificato pure la legge sul fine vita, emblema dei diritti civili tanto proclamati e scarsamente praticati, mettendosi dalla parte dell’insensibilità e della crudeltà”, dando “pure una giustificazione risibile sulla mancata previsione dell’argomento nel programma elettorale regionale, come se l’esecuzione delle sentenze della Corte costituzionale possa essere oggetto di un programma elettorale e non una condotta lineare per non darsi all’eversione”. Infatti, ha spiegato inoltre Amati: “Io ho giurato sul rispetto della Costituzione e delle leggi quando ho avviato la mia professione di avvocato, come posso dunque avallare un’idea con alla base la violazione della Costituzione e delle leggi? Come fa il Presidente Emiliano, che come me ha giurato sul rispetto della Costituzione e delle leggi, a ispirare questa clamorosa violazione abbandonando addirittura l’aula al momento del voto?” Ed ancora: “Come possiamo fingere su tutto e chiudere gli occhi sul fatto che il Ministero della salute ha espressamente chiesto alle regioni italiane di eseguire la sentenza della Corte costituzionale?”. E questo, per il consigliere brindisino del Pd, “è un vero caos, un clamoroso difetto di governo delle cose concrete”, che lo “porta purtroppo a combattere, senza sosta, contro una maggioranza elettorale trasformatasi purtroppo in opposizione ai bisogni e le aspettative dei pugliesi”. Insomma, l’esponente dem della minoranza interna al Pd pugliese, dopo aver combattuto nella campagna elettorale appena terminata contro il malgoverno del suo partito nella nostra regione, ora non intende mollare neppure contro taluni comportamenti di malgoverno della sua maggioranza nella nostra regione.

 

Giuseppe Palella

 

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