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Coldiretti difende a “denti stretti” l’accordo di filiera con Federoli

La Coldiretti Puglia difende a denti stretti il contratto di filiera da 50milioni di Euro sottoscritto la scorsa settima con Federolio per un quantitativo di 10mila tonnellate di olio extra vergine d’oliva 100% italiano, da conferire a prezzo concordato, già dalla prossima annata, ad alcune delle maggiori aziende confezionatrici e distributrici italiane di olio. Un accordo, questo, che – come è noto – è stato contestato dalle altre maggiori Organizzazioni agricole nazionali e dalle associazioni di produttori che fanno capo a queste ultime, cominciando dal Cno (Consorzio nazionale olivicoltori) che è una diretta emanazione della Cia (Confederazione italiana agricoltori) e che lunedì scorso con una nota del presidente, Gennaro Sicolo, ha definito l’intesa di Coldiretti con Federolio una “fake” per gli olivicoltori. Ossia un falso accordo per i produttori di olive ed olio che da tale contratto di filiera si aspettano dei significativi vantaggi economici. E questo perché, secondo le Organizzazioni di categoria o di settore che ne contestano la portata, l’accordo di Coldiretti spalancherebbe le porte della Gdo (Grande distribuzione organizzata) ad una nuova tipologia di commercializzazione nel campo degli oli extra vergini di oliva denominata “Italico”, che altro non sarebbe che un ‘bland’, ovvero una miscela composta al 50% da olio di produzione italiana e da olio comunitario (Spagna e Grecia principalmente) o, peggio, extracomunitario (Tunisia, Marocco, Turchia, ecc.) Ma la Coldiretti Puglia non vuole farsi certo passare come l’Associazione che inflaziona e svaluta il prodotto a marchio nazionale e, con una recente nota, passa al contrattacco sia per spiegare più nei dettagli l’accordo sottoscritto con Federoli, anche in termini del prezzo pattuito e sia, soprattutto, per giustificare l’iniziativa come un’azione di recupero di quote di mercato nazionale al dettaglio a favore dell’extra vergine d’oliva italiano, oltre che di stabilizzazione dei prezzi all’ingrosso dell’olio nel mercato interno, per i produttori olivicoli ed oleari. Ed è stato perentorio nelle dichiarazioni il presidente di Unaprol, David Granieri, venuto di recente a Bari apposta per spiegare alle Op (Organizzazioni di prodotto) pugliesi i termini dell’accordo sottoscritto la scorsa settimana con l’Associazione delle  più importanti aziende nazionali di confezionamento e distribuzione di olio. Infatti, ha dichiarato Granieri: “l’intesa sottoscritta da Coldiretti, Unaprol, Federolio e Fai (Filiera agricola italiana) è il più grande accordo mai siglato per dare stabilità reale al mercato dell’olio extravergine di oliva italiano e le notizie diffuse negli ultimi giorni sono solo fake news messe in giro ad arte per screditare un contratto di filiera pluriennale mai realizzato prima che taglia intermediazioni, speculazioni e faccendieri”. “L’accordo coinvolge le principali aziende di confezionamento italiane – ha spiegato il presidente di Unaprol – che acquisteranno dai nostri olivicoltori un quantitativo di 100mila quintali di olio extravergine di oliva 100% italiano per un valore di oltre 50 milioni di euro e la Puglia farà la parte da leone, perché in questa regione si produce oltre il 50% dell’olio italiano”. Inoltre, ha aggiunto che da contratto sono previste specifiche maggiorazioni che “variano da 0,30 a 0,60 Euro (ndr -al Kg) sulla base di parametri legati alla sostenibilità e l’olio extravergine 100% italiano e biologico sarà pagato il 20% in più rispetto al convenzionale”. Quindi, in definitiva, “il prezzo minimo, calcolato sulla scorta di dati Ismea e Borsa Merci di Bari, sarà di euro 4,30 (ndr – al Kg) ivato, al di sotto del quale non si potrà scendere a prescindere dall’andamento del mercato, a cui si aggiungeranno le percentuali di maggiorazione”. Il presidente di Unaprol ha spiegato pure  che l’accordo di filiera è nato “dall’esigenza di recuperare il deficit commerciale italiano, con una programmazione che prevede di aumentare nei prossimi 4 anni la superficie coltivata da poco più di un milione di ettari a 1,8 milioni di ettari anche con l’aumento delle aree irrigue con tecniche innovative di risparmio idrico. Si tratta di potenziare una filiera che coinvolge in Italia oltre 400 mila aziende agricole specializzate con una produzione localizzata per metà in Puglia”. Contrario alla nuova linea di olio extra vergine di oliva denominato “Italico” si è dichiarato invece il deputato Giampaolo Cassese del M5S, componente della Commissione Agricoltura della Camera, che in merito a tale tipologia di prodotto ha affermato: “abbiamo impiegato anni di duro lavoro per ottenere prodotti di altissima qualità come i nostri oli monovarietali, Dop, Bio, Igp, e perché si diffondesse una cultura del consumo consapevole orientato verso il Made in Italy. Dobbiamo impedire che questo patrimonio condiviso vada disperso”. Infatti, ha affermato in premessa l’esponente pentastellato della Commissione Agricoltura di Montecitorio: “la proposta dell’Italico, se si concretizzasse così come viene presentata (ndr – miscela di olio nazionale con oli comunitari o extracomunitari), vedrà la mia ferma contrarietà”. Per cui – ha sottolineato Cassese: “Dobbiamo impedire che l’extravergine italiano, uno dei fiori all’occhiello del nostro agroalimentare, eccellenza della Puglia, venga sacrificato in nome di interessi mercantili di parte”, precisando che “in ambito parlamentare ho proposto al mio gruppo in Commissione di approfondire i contenuti di questo progetto anche attraverso audizioni con le parti interessate, per dotarci di tutte le informazioni utili ad intervenire sul piano legislativo”. E, in fine, ha assicurato: “Di sicuro mi batterò in una duplice direzione: perché le normative in vigore, in particolare sulla etichettatura e sulla corretta informazione, siano rigorosamente rispettate, affinché il consumatore in nessun modo venga confuso o tratto in inganno dall’impiego di nomi o simboli utilizzati strumentalmente, e perché le stesse normative, in ambito Europeo, vengano migliorate là dove presentano limiti e criticità”. Anche “Confagricoltura” della provincia di Bari, con delle dichiarazioni del presidente, Michele Lacenere, si è mostrata perplessa e scettica sull’accordo di Coldiretti ed Unaprol con Federoli. Infatti, ha dichiarato Lacenere: “In un momento in cui la Xylella e le calamità atmosferiche, verificatesi negli scorsi mesi, minano profondamente la produzione di olive da olio extravergine, non si sentiva la necessità di ingenerare nuova confusione nel consumatore traghettando improbabili miscele di olio comunitario e denominandolo  Italico”. Stesse perplessità e scetticismo manifestate da Agrinsieme, il Coordinamento di Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, che in precedenza esternato con una nota congiunta in cuyi si affermava: “Dopo tante battaglie contro l’italian sounding e in difesa del ‘Made in Italy’, sorprende la volontà da parte delle Organizzazioni firmatarie di evocare un’origine che non c’è”. Insomma, una levata di scudi tra Organizzazioni categoriali e di produttori olivicoli ed oleari che ancora una volta si presentano divise e contrapposte sul futuro da dare ad uno dei maggiori comparti agricoli nazionali, qual è quello olivicolo per l’appunto. Ma, forse, a preoccupare ancor di più gli operatori economici del settore dovrebbe essere l’assenza tuttora di una normativa nazionale e comunitaria che regolamenti in maniera puntuale le possibilità di confezionamento dell’extravergine di oliva, senza ingenerare confusione od inganno per i consumatori. Eppure in questi anni gli interventi legislativi comunitari e non, in materia di etichettatura dell’olio d’oliva, non sono stati di certo pochi. Nonostante ciò i “vulnus” ancora non mancano. Ed il dubbio al riguardo è più che legittimo: “Ma non sarà, per caso, anche questo un modo di fare per contribuire a generare confusione ed incertezze nel comparto e nei consumatori di oli commestibili?” Speriamo di no.

 

Giuseppe Palella

 

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