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Decaro in campo per il “Sì”. Emiliano, invece, dietro le quinte, per il “No”

 

La consultazione referendaria di domenica prossima in Puglia ed, in particolare, a Bari non è solo una partita tra il “Sì” ed il “No” alla riforma della Costituzione, ma sarà anche “terreno” di scontro, per verificare chi è l’effettivo leader del Pd pugliese. Infatti, come è noto, sul fronte del “Sì” è sceso in campo il sindaco (renziano) e metropolitano di Bari, Antonio Decaro; mentre su quello del “No” c’è, ma solo da dietro le quinte, il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano (anch’egli Pd), che con il premier-segretario, Matteo Renzi, è in distonia su vari fronti interni ed esterni al partito, compreso quello della riforma costituzionale, su cui gli elettori saranno chiamati ad esprimersi domenica 4 dicembre. Emiliano, dopo aver in diverse circostanze dichiarato che il proprio voto sulla scheda referendaria sarà “No” ed etichettato come “invotabile” la riforma Renzi-Boschi, ha poi pure dichiarato che non avrebbe fatto campagna propagandistica per il “No”, per non lacerare il Pd locale e, soprattutto, per non danneggiare i pugliesi. E lasciando così intendere che una sua presa di posizione forte contro il “Sì”, sostenuto da Renzi e dai suoi alfieri pugliesi, in particolare Decaro che di tali alfieri è il capofila, avrebbe potuto non giovare alla Puglia sotto altri profili. Ovvero, per essere più espliciti, avrebbe potuto danneggiarla. Per cui Emiliano, pur non dichiarandolo apertamente, ha fatto capire con chiarezza a chi è avvezzo a leggere tra le rime del politichese che una sua campagna diretta contro il “Sì” di Renzi verosimilmente avrebbe potuto provocare ritorsioni istituzionali contro l’Ente di cui è a capo, da parte del Governo nazionale. Ritorsioni che conseguentemente avrebbero danneggiato i pugliesi, come è accaduto (e si paventa) nella recente vicenda dell’emendamento alla legge di Stabilità da 50 milioni di Euro, inspiegabilmente rimosso lunedì scorso in Commissione Bilancio della Camera e di cui abbiamo già dato notizia in altro servizio sull’edizione di ieri. Un emendamento che, come è noto, avrebbe dovuto assegnare alla Puglia una cifra aggiuntiva nel capitolo della Sanità, per far fronte all’emergenza oncologica della città di Taranto, che è alle prese con gravi patologie sanitarie dovute all’inquinamento ambientale da fonti industriali ed in particolare dall’Ilva. Sta di fatto, però, che a prescindere da ciò che ha dichiarato finora il governatore pugliese e dalle paventare e probabili ritorsioni del governo Renzi verso la Regione Puglia a guida Emiliano, il risultato referendario di domenica prossima dalle nostre parti sarà anche un significativo test di verifica, per accertare chi nel Pd pugliese ha realmente il controllo del partito tra il duo renziano “Decaro-Lacarra” ed il gladiatore solitario Emiliano. Oltre che scoprire chi di costoro ha il termometro più attendibile sugli umori elettorali dei pugliesi. Una cosa in Puglia, ed a Bari in particolare, è comunque certa per il dopo voto referendario. Ossia che, indipendentemente dal risultato della consultazione, nulla sarà più come prima nel Pd pugliese e barese in particolare, perché dall’esito del referendum si capirà come ed a chi rispondono effettivamente i diversi referenti del Pd locale. Ad Emiliano che, a differenza dello scorso Aprile, in questa tornata referendaria non ci sta mettendo la faccia, ma che si sa bene essere contro la riforma costituzione di Renzi, oppure a Decaro (e Lacarra, che però appare più un’appendice di quest’ultimo!) che da Renzi è stato promosso lo scorso ottobre alla presidenza dell’Anci proprio per fare forse meglio nel Pd pugliese da contraltare al gladiatore Emiliano? Infatti, come si ricorderà, a spianare la strada al sindaco Decaro per la presidenza dell’Anci è stato il premier Renzi in prima persona, probabilmente per togliere al suo principale referente pugliese ogni alibi, nella campagna referendaria in corso, sulla mancanza di idoneo peso specifico e visibilità rispetto alla figura di un presidente di Regione ritenuta troppo ingombrante, come è per l’appunto considerato Emiliano dagli antagonisti interni di partito. E Decaro in questo referendum, volendo o nolendo, al di là del “bon ton” è nel Pd pugliese un antagonista interno di Emiliano a tutti gli effetti. Infatti, se a Bari ed in Puglia dovesse vincere il “Sì”, a prescindere dall’esito nazionale della consultazione, Renzi dovrà essergli grato, perché vorrà dire che a Bari ed in Puglia è riuscito a “neutralizzare” il Gladiatore ed a metterlo, come suole dirsi, nell’angolo. Per cui, in futuro, Renzi dovrà tener conto di tale risultato ed essere consequenziale. Come pure non potranno fare a meno di tenere in debito conto l’alfiere Decaro di una vittoria barese e pugliese del “Sì” coloro che nel Pd nazionale disarcionerebbero Renzi, in caso di sconfitta nazionale al referendum costituzionale. Quindi, se a Bari ed in Puglia trionfasse il “Sì”, il Primo cittadino barese salirebbe notevolmente nella hit-parade nazionale del suo partito. Anche perché, a quel punto, significherebbe che Decaro ha di fatto il controllo del Pd pugliese attraverso il segretario regionale Marco Lacarra. E, quindi, Emiliano non sarebbe più considerato come il “Gladiatore” invincibile del Pd pugliese, ma piuttosto come un “vecchio leone” che ruggisce, ma non più in grado di nuocere. Assai diverse sarebbe invece le valutazioni politiche e la conclusione del ragionamento, se domenica prossima a Bari ed in Puglia dovesse vincere il “No”. Di certo Emiliano non potrà prendersi meriti diretti, avendo dichiarato che non avrebbe fatto campagna contro il “Sì” ed apertamente in favore del “No”. Pero, Emiliano potrà quantomeno vantarsi del fatto che le “truppe cammellate” del Pd pugliese non sono state affatto mosse da Decaro e Lacarra, per cui anche senza una sua discesa in campo al referendum, potrà comunque dire che il progetto di Renzi, di fare in tale occasione del sindaco di Bari, Decaro, il leader del Pd pugliese, è inesorabilmente fallito. Giocare da dietro le quinte, per far vincere a Bari ed in Puglia il “No” domenica prossima, per Emiliano non sarà certo facile; ma se non vuol correre il serio rischio di trovarsi deriso e disarcionato nel Pd pugliese dal segretario-premier Renzi, attraverso il duo Decaro-Lacarra, dovrà necessariamente giocarsi la partita. Infatti, in caso di una vittoria, seppur di misura del “Sì”, sia a Bari che in Puglia, le possibilità per Emiliano di subire un parricidio politico nel Pd ad opera del suo “figliol prodigo” barese sarebbero molto alte. E Decaro, visti i precedenti, ai “parricidi” non è sicuramente impreparato. Il “caso Tedesco” docet.         

 

Giuseppe Palella

 

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