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Gli avvocati insorgono: “Intervento straordinari per la sede unica della giustizia”

PALAZZO DEL TRIBUNALE CIVILE, PALAZZO DI GIUSTIZIA DI BARI INSEGNA SCRITTA

Arriva un nuovo Ministro della Giustizia e a Bari tutti gli operatori di giustizia accorrono al suo scranno sperticandosi in congratulazioni e auguri. Eggià, da troppi anni la Giustizia a Bari si celebra in tribunali non a norma, palazzoni inagibili e cadenti o addirittura tende per terremotati. Ma il peggio è che la speranza di reperire una sede idonea alle ex casermette di via Alberotanza appare ancora come una specie di miraggio. E ieri l’ultimo presidente in ordine di tempo dell’Ordine degli Avvocati di Bari, Giovanni Stefanì, puntuale, ha scritto alla nuova ministra della Giustizia Marta Cartabia: «Un commissario e l’adozione di procedure straordinarie per risolvere i problemi dell’edilizia giudiziaria barese in tempi brevi. Inaccettabile lo svolgimento di importanti processi in luoghi privati con ingenti esborsi pubblici». Gli interventi, richiesti da moltissimo tempo dai protagonisti della Giustizia barese, sono stati dunque ricordati dal presidente dell’Ordine Stefanì nella lettera inviata alla nuova ministra Cartabia, una missiva nella quale il quarto ordine forense d’Italia s’è profuso in congratulazioni per l’incarico assunto, certo che sarà svolto nel modo migliore per le alte competenze ed esperienze professionali maturate. Nella missiva, il presidente Stefanì ha comunque ricordato l’opportunità offerta dal <<Recovery Fund>>, «…un’irripetibile occasione per attingere ulteriori risorse da destinare anche alla realizzazione dei luoghi in cui amministrare la giurisdizione. Il foro barese sconta da troppo tempo una situazione mortificante, in quanto costretto a celebrare la funzione giurisdizionale in edifici inadeguati e sparsi sul territorio che impediscono, nonostante l’abnegazione di magistrati, avvocati e personale di cancelleria, una efficace risposta alle esigenze della comunità peraltro interessata da importanti fenomeni di criminalità organizzata».  Dopo aver ripercorso le tappe che hanno segnato il progressivo degrado dell’edilizia giudiziaria barese, culminate con la celebrazione delle udienze penali nelle tende della Protezione civile -come detto – e l’adozione di soluzioni provvisorie inadeguate alle esigenze del foro, Stefanì ha ricordato come la situazione abbia raggiunto «un livello di gravità tale da non consentire neppure l’inizio di un processo con numerose parti civili e di grande rilevanza sociale per il territorio, imponendo di fare ricorso a luoghi privati non destinati ad attività giudiziarie con ingenti esborsi di pubbliche risorse». Infine, il riferimento al ‘Parco della Giustizia’, «il cui iter è ancora fermo a uno stadio embrionale e il cui cronoprogramma prevede tempi troppo lunghi a causa dei quali si rischia di condurre la situazione della Giustizia a Bari a una irreversibile condizione di precarietà e impraticabilità». Su questo tema il presidente ha ricordato la reiterata richiesta di un Commissario e di procedure straordinarie per «superare le criticità e le inevitabili lungaggini burocratiche, evitando il procrastinarsi delle mortificazioni che la pandemia ha ancor più aggravato, generando un ulteriore allontanamento dei cittadini dalle Istituzioni giurisdizionali. L’esempio della ricostruzione del ponte di Genova è stato illuminante in termini di efficienza e rapidità della risposta da parte dello Stato a una situazione di sofferenza. Ora è la Città di Bari ad attendere un intervento straordinario da parte dello Stato, per la progettazione e realizzazione di una cittadella giudiziaria ingiustamente osteggiata dall’amministrazione locale e regionale, senza mai presentare proposte alternative valide a beneficio di una giustizia…giusta!

Francesco De Martino

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