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La scure del governo sulle leggi regionali: a brandelli pure il riordino dei laboratori

‘Mala tempora currunt’ per il parlamentino regionale pugliese: il governo centrale ha, difatti, bloccato tre leggi su diversi test anticancro e il riordino della rete dei laboratori d’analisi privati approvata dal consiglio regionale. Un riordino, quest’ultimo, già criticato dagli stessi addetti ai lavori che avevano definito la legge pugliese un vero e proprio “capestro”. E così adesso l’Ente Regione dovrà riscrivere in prima battuta la riforma della rete dei laboratori d’analisi privati adeguandosi alle direttive del governo centrale, pena il rinvio alla Suprema Corte Costituzionale. Questa la richiesta ‘urgente’ recapitata dai ministeri all’assessorato alla Salute affidato all’ex candidato presidente di centrodestra Rocco Palese e al consiglio regionale di Loredana Capone, chiamati entrambi a rivedere il riordino dei laboratori approvato in consiglio a novembre 2022 e confermato nel bilancio di fine anno. Una normativa palesemente incostituzionale in quanto aggira la legge quadro nazionale che, nell’ottica della sicurezza per i pazienti, prevede reti private di laboratori di grosse dimensioni (da 200 mila prestazioni annue) e una galassia di centri più piccoli come punti prelievo. Invece il consiglio regionale pugliese ha unito a suo piacimento i singoli laboratori per raggiungere, in forma aggregata e non singolarmente, la soglia di sopravvivenza di 200 mila prestazioni. Adesso il pasticcio costerà caro: la stragrande maggioranza dei laboratori non in regola perderà l’accreditamento e i rimborsi regionali da circa 30 milioni annui, senza contare la riduzione di analisi ed esami per gli utenti. Attualmente sarebbero soltanto una quindicina i laboratori – dei quasi 250 esistenti – a raggiungere la soglia di sopravvivenza. Ma non è finita. Nel mirino del governo centrale sono finite anche un altro tris di leggi pugliesi in tema di sanità, relative agli screening oncologici e quindi stop all’estensione degli screening oncologici contro mammella, colon retto e disturbi visivi nei neonati approvati per legge dal consiglio regionale pugliese. Lo hanno chiesto i ministeri di salute e finanze contestando, appunto, i provvedimenti a firma del consigliere regionale Fabiano Amati di “Azione”, approvati nel corso del 2022. La Puglia, si legge nelle osservazioni inviate da Roma, e’ sottoposta a piano di rientro e quindi non può permettersi spese folli considerando i buchi esistenti nei bilanci delle aziende sanitarie e le criticità nella gestione della sanità. Ecco spiegato, quindi, l’invito a correggere le leggi sull’ampliamento dei controlli anti-tumorali a partire dallo screening alla mammella esteso a gennaio 2022 alle donne fra i 40 e i 74 anni con la previsione fra i 40 e i 44 anni di un’analisi del rischio da parte del medico di famiglia e, nel caso, l’invio a una visita in un centro senologico. Un costo aggiuntivo altissimo, incalcolabile, rispetto alla fascia 50-74 anni prevista in precedenza. Non consentito nemmeno aumentare le spese di personale, macchinari e centri sanitari per allargare i controlli contro il cancro al colon retto approvati per legge all’unanimita’ a luglio 2022 con l’obbligo del test di ricerca del sangue occulto nelle feci a tutti i pugliesi fra 45 ai 75 anni, pena la decadenza dei direttori generali delle asl di riferimento. Ma sotto la scure del governo è finito anche il controllo visivo neonatale per diagnosticare gravi malattie agli occhi nei bambini come anomalie retiniche, glaucoma o retinoblastoma. Un test, bacchetta Palazzo Chigi, inutile in quanto già previsto dai livelli essenziali di assistenza. (fradema)

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