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Pane e quotidiano con Salvatore Toma (IV Parte)

Pochi grammi di poesia al giorno   per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi.

Vissuto nel Salento, a stretto contatto con la natura che vede come fuga dalla società circostante, Salvatore Tomaesprime una poetica dell’incanto, dove natura, morte, amore, altro non sono che la manifestazione suprema del suo stupore. Si racconta che trascorresse i suoi pomeriggi in cima o all’ombra di una grande quercia e l’aneddoto è certificato da una targhetta che si trova appesa ad un albero nella campagna magliese, in località ‘Ciàncole’. Da quel luogo guardava i voli degli uccelli, seguiva le direttive del vento, fantasticava. Nella seconda sezione del Canzoniere della morte, intitolata dalla Corti ‘Bestiario salentino del XX secolo‘, vi si ritrovano delfini, squali, capodogli, balene o animali del cielo. In questa sezione, la natura e il sogno fungono per il poeta da vie d’uscita e da occasioni di redenzione.

 

 

Morale senza favola

 

Hai mai pensato
di minacciare una quercia?
di dargli un calcio
o un pugno?
lei non ti sente
non nota la tua presenza
a meno che
tu non usi la sega:
allora riconoscerti
le costa la vita.
Ora vedi un po’ tu
data la stoffa del tuo cuore
se ti conviene
alzare la voce.

 

 

                                                        

 Rubrica a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

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